Il Tamagotchi compie 25 anni: come l’ovetto elettronico ha rivoluzionato il mondo dei giochi

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Il Tamagotchi compie 25 anni: come l’ovetto elettronico ha rivoluzionato il mondo dei giochi

| 25/11/2021
Fonte: Twitter

Il Tamagotchi era un piccolo gioco portatile da “nutrire” elettronicamente

  • Rilasciato nel novembre del 1996, questo dispositivo tecnologico ha aperto le porte all’era delle mini console
  • Il nome Tamagotchi deriva dai due termini giapponesi “tamago” e “tomodachi”, traducibili in “uovo” ed “amico”
  • Il gioco consisteva nel nutrire un animale interattivo che viveva all’interno del dispositivo elettronico
  • Il giocatore doveva prendersene cura come se fosse un vero animale domestico
  • Se non avesse adempito a determinati doveri, il piccolo animaletto sarebbe “morto” nel giro di qualche giorno

 

Venticinque anni fa, “veniva al mondo” il primo animaletto interattivo grazie all’esperienza del Tamagotchi, la console giapponese grande quanto un uovo di gallina che avrebbe di lì a poco rivoluzionato il mondo dei giochi elettronici.

Rilasciato alla fine del novembre del 1996, il termine deriva dalle parole giapponesi tamago e tomodachi che, letteralmente, significano “uovo” ed “amico”. Si, perché per numerose generazioni susseguitesi dalla fine degli Anni ’90 fino a pochissimi anni fa, il Tamagotchi è stato un vero e proprio amico e degno compagno di molteplici avventure.

Oggigiorno, chi ha avuto il privilegio di giocare con questo gadget elettronico, lo guarda con occhi colmi di nostalgia. Mai nessuno, però, si sarebbe immaginato che quel piccolo giochino avrebbe aperto le porte a molteplici altri giochi di questa tipologia.

Tamagotchi, l’ovetto “tech” che ha accompagnato la nostra infanzia

Dai tre anni in su, qualsiasi bambino o adolescente ha avuto modo di prendersi cura almeno una volta di un Tamagotchi.

Le sue funzioni erano molto semplici. Dalla “schiusa” dell’uovo, il padroncino doveva prendersi cura della creatura che ne fuoriusciva. Doveva quindi nutrirlo, pulirlo dopo che aveva fatto i suoi ordinari bisognini, coccolarlo e, se necessario, anche “sgridarlo” qualora non volesse collaborare.

Pian piano che passava il tempo, si instaurava un rapporto sempre più stretto con quello che diventava un vero e proprio “animale domestico tech”. Se però ci si dimenticava di nutrirlo, l’animaletto rischiava seriamente di morire.

Oltre ad essere uno spassoso passatempo, il Tamagotchi era considerato soprattutto dai genitori un modo alternativo per responsabilizzare i propri figli. Prendersi cura dell’animaletto, infatti, diventava una piccola sfida quotidiana alla quale il bambino doveva tener fede se voleva continuare a giocare.

Se veniva trascurato, il Tamagotchi si ammalava e moriva. Nella versione occidentale la dipartita avveniva tramite un simpatico rapimento UFO, mentre in quella giapponese mediante una più esplicita pietra tombale.

Il Tamagotchi oggi: è possibile giocarci ancora?

Venticinque anni dopo, i Tamagotchi sono ancora in commercio. Seppur con funzioni molto più ampie rispetto ai loro “antenati”, mantengono comunque il loro design inconfondibile e retrò che ha fatto innamorare intere generazioni.

Inoltre, alcuni modelli sono veri e propri pezzi da collezione che valgono una fortuna. Il Devil Deviltchi Devilgotchi, ad esempio, è una rarità che può raggiungere anche i 350 euro sui siti di aste.

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Un altro Tamagotchi che ha battuto ogni record in fatto di valore economico è un esemplare di colorazione bianco e rosso e che è stato venduto alla “modica” cifra di quasi 2.700 euro.

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