Perché il tempo sembra passare più in fretta con l’età?

La scienza spiega perché da adulti gli anni volano

 

Ricordate le estati infinite dell’infanzia, quando un pomeriggio sembrava non finire mai? Quel fenomeno non è solo nostalgia, ma ha precise basi neurologiche. Una ricerca dell’Università di Birmingham ha scoperto che il cervello adulto elabora il tempo in modo diverso da quello giovane, attraverso un processo chiamato “dedifferenziazione neurale”.

Con l’età, le aree cerebrali dedicate alla percezione, memoria e attenzione diventano meno distinte, fondendo le esperienze invece di separarle. Il cervello smette di registrare tutti i piccoli cambiamenti che ci circondano, riducendo il numero di “eventi” percepiti per unità di tempo. È come se la nostra mente, invecchiando, iniziasse a unire le scene del film della vita invece di mantenerle separate con netti stacchi di montaggio.

L’esperimento che misura i “cambi scena” neurali

Per dimostrare questa teoria, i ricercatori hanno analizzato 577 volontari tra i 18 e gli 88 anni durante la visione di un cortometraggio di Hitchcock. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale e un algoritmo di intelligenza artificiale, hanno tracciato i momenti in cui il cervello “cambiava scena”, passando da uno stato neurale all’altro. I risultati hanno mostrato differenze marcate tra cervelli giovani e anziani.

Nei partecipanti più giovani, le transizioni tra stati neurali erano frequenti e nette, mentre in quelli più anziani apparivano più lente e sfumate, specialmente nella corteccia visiva e prefrontale ventromediale. Questo significa che il cervello adulto crea meno “tagli” nella pellicola mentale della vita, fondendo le esperienze in sequenze più lunghe che sembrano scorrere più velocemente.

Come il cervello trasforma la percezione temporale

Il fenomeno non riguarda solo la neurologia ma anche la psicologia. La linguista Joanna Szadura spiega che il tempo interiore non è lineare: un anno per un bambino di cinque anni rappresenta il 20% della sua vita, mentre per un cinquantenne è solo il 2%. Questa differenza proporzionale contribuisce alla sensazione che il tempo acceleri con l’età, creando una percezione soggettiva che va oltre i semplici meccanismi neurali.

Il cervello non misura il tempo come un orologio, ma costruisce una narrazione basata sui cambiamenti percepiti. Con l’avanzare dell’età, le “scene” mentali diventano più lunghe e i “tagli” più rari, rendendo le giornate più simili tra loro e quindi apparentemente più brevi.

Strategie per “rallentare” il tempo percepito

Secondo Linda Geerligs, coautrice dello studio, esistono modi per contrastare questa accelerazione percepita. La chiave sta nell’arricchire la vita con esperienze nuove, stimolanti e significative. Imparare nuove abilità, viaggiare, scoprire ambienti diversi o semplicemente dedicarsi a passioni trascurate può rendere il tempo più “denso” e memorabile.

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Le routine e le giornate fotocopia scivolano via senza lasciare traccia nella memoria, mentre le esperienze che ci emozionano o sorprendono si imprimono con maggior forza, dilatando la percezione del tempo. Non si tratta di fermare il tempo, ma di riempirlo in modo che il cervello torni a registrare più “scene” distinte.

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