Ti arrabbi spesso? Potrebbe essere colpa del tuo stomaco

Perché la fame ci rende nervosi? Non è colpa dello zucchero nel sangue

 

Succede spesso e sembra ovvio. Salti un pasto, l’energia cala e l’umore si guasta. La spiegazione più comune è sempre la stessa: colpa del glucosio basso. Ma una ricerca pubblicata su EBioMedicine suggerisce che la realtà sia più complessa e, in parte, controintuitiva.

Lo studio ha osservato persone nella loro vita quotidiana, non in laboratorio. Per quattro settimane i partecipanti hanno indossato sensori per misurare continuamente il glucosio nel sangue e, più volte al giorno, hanno segnalato tramite app quanto si sentivano affamati e quale fosse il loro umore. Nessuna dieta imposta, nessun orario fisso, solo giornate normali con imprevisti, ritardi e pasti irregolari.

Quando il glucosio scende ma l’umore regge

I risultati hanno mostrato qualcosa di inatteso. I livelli di glucosio potevano diminuire anche in modo significativo senza alcun peggioramento dell’umore. L’irritabilità compariva solo quando la fame diventava una sensazione riconosciuta e dichiarata.

Secondo la dottoressa Kristin Kaduk dell’Università di Tubinga, il glucosio basso non agisce direttamente sulle emozioni. Influisce sull’umore solo nel momento in cui genera la percezione consapevole della fame. Inserendo questo elemento nelle analisi, il legame diretto tra zuccheri nel sangue e nervosismo praticamente scompare.

La fame come esperienza mentale

Questo significa che la fame non è solo un dato biologico, ma un’esperienza soggettiva. Finché resta sullo sfondo, l’equilibrio emotivo tiene. Quando invece diventa evidente, entra in gioco la mente e il segnale fisico si trasforma in emozione.

Lo studio chiarisce anche perché molte ricerche precedenti davano risultati contrastanti. In laboratorio, con pasti controllati e orari rigidi, manca la variabilità della vita reale. Ed è proprio in quella variabilità che la percezione della fame fa la differenza.

Consapevolezza corporea e stabilità emotiva

I ricercatori hanno valutato anche l’interocezione, cioè la capacità di percepire i segnali interni del corpo come fame e tensione. Chi possiede una maggiore consapevolezza corporea tende a mostrare meno sbalzi d’umore, anche quando il glucosio oscilla.

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Secondo il professor Nils Kroemer, questa abilità funziona come un ammortizzatore emotivo. Riconoscere i segnali prima che diventino intensi aiuta a non farsi cogliere di sorpresa dall’irritazione. Il messaggio è chiaro e poco drammatico. Non è il corpo a tradirci quando abbiamo fame, ma il modo in cui interpretiamo i suoi segnali. Accorgersene prima, senza ignorarli e senza allarmarsi, può rendere le giornate un po’ più tranquille. Anche quando il pranzo arriva in ritardo.

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