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Navigando tra i feed dei principali social media è ormai impossibile non imbattersi in accesi dibattiti, spesso guidati e analizzati dalle donne stesse, incentrati su una specifica figura antropologica digitale. Il termine gergale descrive un preciso e riconoscibile atteggiamento psicologico ed esistenziale che ha valicato i confini del web per fare il suo ingresso nel vocabolario quotidiano. Come evidenziato dalle analisi antropologiche di Star Insider, questa definizione indica una ragazza che imposta la propria intera condotta pubblica con il solo obiettivo di elemosinare attenzioni e costante approvazione da parte della controparte maschile.
La strategia comunicativa adottata si basa su un copione rigido e ampiamente standardizzato dagli algoritmi di internet. Il soggetto in questione tende a dichiarare ai quattro venti un amore viscerale per passioni che lo stereotipo culturale associa all’universo maschile, come il calcio, i motori, la birra o i videogiochi. Contemporaneamente, questa figura ripudia con ostentazione il make-up, lo shopping, le tendenze della moda e qualunque attività tradizionalmente etichettata come prettamente femminile, posizionandosi come la classica mosca bianca fuori dal coro.
Il vero fulcro della questione, che distingue una genuina passione personale da una posa costruita a tavolino, risiede nella necessità di esibire questi gusti con malizia. La dinamica diventa palese nel momento in cui tali interessi vengono usati come clava per sentirsi superiori rispetto alle proprie coetanee, sminuendo i comportamenti delle altre ragazze per risultare più appetibili e “diverse”. Proprio a causa di questo retrogusto competitivo e artificioso, nel mondo digitale l’epiteto non viene mai interpretato come un complimento, ma come una critica a un comportamento giudicato forzato e privo di spontaneità.
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Tuttavia, la sociologia digitale consiglia di maneggiare questa categorizzazione con estrema cautela per evitare facili e ingiusti schematismi. La tendenza dei social media a incasellare ogni comportamento umano all’interno di definizioni preconfezionate rischia infatti di diventare un’etichetta fin troppo semplificata. Dietro le quinte di ogni bacheca virtuale si muovono personalità complesse, caratterizzate da sfumature comportamentali, contesti psicologici articolati e profonde insicurezze personali. Il termine va quindi considerato un utile strumento per decodificare le relazioni digitali, senza la pretesa di esaurire la reale complessità delle persone.
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