Tricheco infuriato affonda una nave di ricercatori russi

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Tricheco infuriato affonda una nave di ricercatori russi

| 07/10/2019
Tricheco infuriato affonda una nave di ricercatori russi

Una storia che insegna come sia bene evitare sempre di far infuriare una mamma, a qualunque specie essa appartenga.

L’Artico – al giorno d’oggi – è tristemente noto per il progressivo sciogliersi dei ghiacciai – che mette in pericolo parecchie delle terre ad oggi emerse. Grazie ai satelliti sappiamo tutto della sua conformazione e dei suoi confini, ma non è sempre stato così. Per secoli – per quanto ne sappiamo, fin dai tempi degli Antichi Greci – l’uomo ha cercato di esplorarne le bianche immensità.

L’Artico – che si trova nella parte più settentrionale del globo – ha sempre rappresentato un mistero affascinante. A partire dal XVI secolo ebbero inizio le spedizioni finalizzate alla scoperta del famigerato passaggio a Nord-Ovest. Tale passaggio era quello che avrebbe facilitato le rotte commerciali, mettendo in collegamento l’Oceano Pacifico e l’Oceano Atlantico.

Tale ricerca costò molte vite e ha lasciato il suo segno nelle denominazioni che sono state date alla maggior parte delle regioni dell’Artico. Infatti esse portano il nome degli esploratori coraggiosi che rischiarono la vita (e a volte la diedero) per il bene dell’umanità tutta. Ma tutto questo è solo storia: le spedizioni che oggi si dirigono in Artico hanno per lo più puro scopo di studio scientifico e naturalistico.

Questo non significa che si corrano meno rischi che in passato. Se per i navigatori dei secoli scorsi i ghiacci artici erano infidi e potenzialmente mortali, non di meno lo sono per i navigatori moderni. Anche con le dotazioni tecnologiche e le attrezzature avveniristiche di cui può usufruire, l’uomo deve sempre stare molto attento quando sfida una natura per lui sconosciuta e – per molti versi – selvaggia e indomabile.

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