Perché gli uomini scelgono fidanzate identiche alle ex? Il paradosso del clone amoroso

La psicologia svela i meccanismi inconsci che spingono a replicare lo stesso schema estetico e caratteriale

 

Guardando le cronache rosa o semplicemente osservando le dinamiche del proprio cerchio di amici, capita spesso di notare una bizzarra ripetitività nelle relazioni di coppia. Il fenomeno per cui un individuo si presenta al pranzo di famiglia con una nuova compagna che sembra la fotocopia esatta della precedente non è affatto una rarità. Un esempio lampante arriva direttamente dallo show business internazionale, dove il rapper Kanye West, dopo la separazione da Kim Kardashian, ha unito la sua vita a quella di Bianca Censori, scatenando i commenti del pubblico per la straordinaria somiglianza tra le due.

Dietro questa apparente mancanza di originalità non si nasconde una banale coincidenza, bensì un preciso percorso neuronale. Come illustrato dallo psicologo Phil Macleod in un intervento sulla testata britannica Daily Mail, la preferenza per i sosia delle proprie ex partner è strettamente legata a una ricerca di familiarità. Questo processo involontario viene guidato dall’impronta di un’unione ideale che si è stratificata nel tempo grazie ai momenti felici vissuti in precedenza, spingendo l’individuo a muoversi su terreni affettivi già ampiamente calpestati.

La teoria dell’attaccamento e il porto sicuro degli standard estetici

Il cervello umano, per sua natura, è un organo pigro che ama l’efficienza e detesta i rischi inutili, preferendo di gran lunga rifugiarsi in ciò che ha già catalogato come sicuro. In questo contesto entra in gioco la celebre teoria dell’attaccamento, secondo la quale la nostra mente impara ad associare la stabilità emotiva a determinati standard comportamentali e visivi. Quando un uomo incontra una persona che evoca le medesime sensazioni del passato, sperimenta un comfort immediato, poiché il subconscio riconosce quegli elementi e li interpreta come garanzia di benessere.

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Tutto questo materiale emotivo e sensoriale accumulato negli anni finisce per strutturare una vera e propria mappa mentale invisibile. Questo schema interno utilizza le vecchie impronte affettive come un filtro magico attraverso il quale valutare l’attrazione futura, dando vita a quello che comunemente definiamo il proprio “tipo” ideale. Senza rendersene conto a livello razionale, l’individuo viene calamitato dalle medesime caratteristiche, partendo proprio dall’impatto visivo e dai tratti somatici, nel tentativo inconscio di ricreare quel porto sicuro già sperimentato.

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