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Kolsum Akbari ha trasformato matrimoni in un’arma finanziaria. La donna sceglieva uomini anziani, spesso soli e con patrimoni consistenti, promettendo matrimonio in cambio di doti elevate. Una volta confermato il loro status economico, iniziava la sua strategia letale. Tra farmaci per diabete, sedativi, alcol industriale e, quando necessario, cuscini, eliminava i mariti con un’efficienza glaciale che ha permesso alle vittime di apparire come morti naturali per anni senza destare sospetti.
La varietà geografica delle uccisioni contribuiva a rendere più difficile collegare gli eventi tra loro. Le città e le province della Mazandaran in Iran, dove operava, hanno protetto la donna dalla rilevazione immediata delle forze dell’ordine, permettendole di continuare indisturbata per oltre due decenni.
Tra le vittime note ci sono Mirahmad Omrani, 69 anni, morto un mese dopo il matrimonio del 2013, Esmail Bakhshi, 62 anni, due mesi dopo il 2016, e Ganjali Hamzei, 83 anni, 43 giorni dopo le nozze. Non tutte le vittime furono così sfortunate: Masih Nemati riuscì a sopravvivere all’avvelenamento nel 2020 e semplicemente scacciò la donna senza denunciarla, permettendole di continuare la sua attività criminale.
La scoperta definitiva è avvenuta con il caso di Gholamreza Babaei, 82 anni, morto nel 2023. Suo figlio, collegando eventi passati con storie di conoscenti, ha identificato Kolsum come responsabile, portando all’arresto e alla confessione parziale della donna, la quale continua a fornire numeri variabili sulle sue vittime, da 11 a 15.
L’accusa contro Kolsum Akbari comprende 11 omicidi premeditati e un tentato omicidio. Gli eredi delle vittime, più di 45, hanno presentato denunce civili, richiedendo giustizia e la restituzione dei beni sottratti. Secondo i procuratori, la motivazione principale era l’eredità e il trasferimento delle proprietà a nome della figlia della donna, rendendo ogni matrimonio un’operazione pianificata con calcolata freddezza.
Se condannata, Kolsum rischia la pena di morte, una misura severa che riflette la gravità dei crimini. Il processo prosegue, con il tribunale pronto a valutare testimonianze e prove, mentre il pubblico e i media seguono con stupore una storia di matrimoni mortali e avvelenamenti sistematici.
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La vicenda di Kolsum Akbari mette in luce un lato oscuro della manipolazione e dell’inganno nei rapporti matrimoniali, trasformando le nozze in strumenti di profitto e omicidio. La combinazione di intelligenza, pianificazione e assenza di rimorso ha reso la Black Widow iraniana un caso unico e inquietante, attirando attenzione internazionale su come il crimine possa celarsi dietro la facciata di normali relazioni sentimentali. Gli sviluppi futuri del processo determineranno se giustizia sarà fatta per le vittime e le loro famiglie, e se la Black Widow rimarrà nella storia come la donna che ha usato il matrimonio come arma mortale.
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