Un villaggio in Giappone è abitato solo da bambole

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Un villaggio in Giappone è abitato solo da bambole

| 04/11/2020
Un villaggio in Giappone è abitato solo da bambole

Un piccolo paese si stava spopolando: qualcuno ha pensato di dargli nuova vita.

  • Ayano Tsukimi è tornata dopo molti anni a Nagoro, il suo paesino di origine
  • Ha scoperto che era diventato un borgo fantasma
  • Un giorno ha costruito uno spaventapasseri
  • Poi non si è più fermata
  • Ha ripopolato Nagoro con bambole di pezza

 

Ayano Tsukimi è nata a Nagoro, paesino che si trova sull’isola di Shikoku, in Giappone. Un tempo Nagoro era molto vitale, in quanto qui aveva sede una grande industria che dava lavoro a centinaia di operai. Poi la fabbrica ha chiuso ed è iniziata la diaspora dei più giovani, alla ricerca di opportunità migliori.

Anche Ayano se n’è andata per cercare fortuna nelle grandi metropoli giapponesi. Poi un giorno, a 65 anni suonati, ha deciso di tornare ad abitare nel suo paese natale. Ma quello che ha trovato l’ha lasciata interdetta. Là dove ricordava botteghe, negozi, case piene di risate e corse, non ha trovato altro che il vuoto e la desolazione. Nel 2003, quando lei è tornata, Nagoro era una città fantasma.

Ayano non veva molto da fare, e per trovarsi un’occupazione ha provato a piantare qualcosa nel suo orto. Ma non un solo seme germogliò. Ayano diede la colpa agli uccelli che portavano via i semini dai campi. Così ebbe l’idea di costruire uno spaventapasseri. Costruì un’intelaiatura in legno, poi lo vestì con vecchi abiti e lo imbottì con paglia e fogli di giornale. Gli fece anche una bella faccia sorridente.

Nuova vita… di stoffa

Quando ebbe finito, Ayano si rese conto che quella bambola inanimata assomigliava tantissimo al suo defunto papà. Al punto che gli sembrava di sentirlo lì con lei. Ecco come tutto ebbe inizio. Oltre a suo padre, Ayano vedeva tanti fantasmi intorno a lei. I pochi abitanti di Nagoro erano molto anziani; i suoi ex compagni di scuola erano morti, o lontani. Eppure, se chiudeva gli occhi, lei vedeva ancora le strade piene di vita. Vedeva i bambini sui banchi della scuola ormai chiusa, e la signora che sedeva sempre davanti casa.

Allora si mise al lavoro. Cominciò a cucire. Realizzò molte altre bambole, come quella di suo padre. Faceva volti sorridenti e metteva bottoni al posto degli occhi. Usava vestiti dismessi e completava il tutto con accessori scelti con cura. Alla fine, andava posizionando le bambole in giro per il paese, seguendo il filo dei suoi ricordi.

Poco alla volta, Nagoro è tornata alla vita. I bambini sono tornati sui banchi di scuola e la gente a sedere agli angoli delle case. C’è qualcuno che pesca vicino al fiume e persino chi lavora nei campi. Gettando solo una rapida occhiata l’illusione è perfetta. Nel 2014 Nagoro era abitata da poco più di 30 persone e da oltre 350 bambole.

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In quello stesso anno il fotografo e visual artist Fritz Schumann decise di dedicare un suo lavoro a questa incredibile città delle bambole. Per l’esattezza, intitolò il suo documentario “Valley of Dolls”, la valle delle bambole. Puoi vederlo qui di seguito. Ci piacerebbe tanto pensare che l’impegno di Ayano possa essere ripagato, un giorno non lontano, con tante persone in carne ed ossa che tornino a prendere il posto delle sue immote bambole di stoffa e paglia.

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