Dalla peste nera al Covid-19, l’intramontabile utilità delle buchette del vino

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Dalla peste nera al Covid-19, l’intramontabile utilità delle buchette del vino

| 11/08/2020
Dalla peste nera al Covid-19, l’intramontabile utilità delle buchette del vino

Dopo dici che noi italiani non siamo geniali.

  • A Firenze, in alcuni edifici, si possono notare delle piccole finestre al pian terreno
  • Non sono finestre, ma buchette, o tabernacoli, del vino
  • In epoca rinascimentale gli appartenenti all’Arte dei Vinattieri le usavano per vendere il vino
  • Durante la peste del XVII secolo, servivano ad evitare il contatto e ad aiutare i più bisognosi
  • Con la pandemia di Coronavirus, alcune sono tornate in attività

 

Italia: potresti studiare le sue usanze e le sue tradizioni per secoli e non finiresti mai di stupirti. Oggi il nostro viaggio virtuale su e giù per lo stivale ci fa approdare nella regione ritenuta culla della nostra lingua, l’ubertosa Toscana. Ma oggi non ti parleremo delle infinite bellezze della Galleria degli Uffizi o del centro storico, ma di un’altra realtà, più piccola, che dimostra come sempre la vera grandezza sia nelle cose quotidiane, apparentemente minori.

Devi sapere che a Firenze, oltre a bere la *oca *ola *on la *annuccia, puoi avere del vino attraverso una finestrella. Che? Se la cosa ti suona un po’ strana, è perché non conosci le “buchette del vino”. Sono dette anche “tabernacoli”, a rimarcare la preziosità sacrale del nettare degli dei. La tradizione di aprire le buchette nasce nel medioevo ma si diffonde soprattutto (manco a dirlo) in epoca rinascimentale.

Era un modo pratico per effettuare una vendita “dal produttore al consumatore”. Le cantine aprivano queste piccole finestre, dall’architettura molto elegante e chiuse da una porticina di legno, al pian terreno. L’acquirente riceveva il vino lasciando il suo denaro. Spesso però le buchette erano usate anche per beneficenza, per lasciare da bere e da mangiare ai più bisognosi, che potevano avvalersene senza avere la vergogna di ricevere pubblicamente l’elemosina.

La Peste Nera e il Covid-19

In questa storia deliziosa che c’entrano queste due brutte malattie? Nel 1630 la città di Firenze, come testimoniato nel “Decameron” dal Boccaccio, fu colpita dalla peste nera che falcidiò la popolazione. Essendo altamente contagiosa, bisognava evitare qualunque contatto diretto. Ecco dunque entrare in gioco le provvidenziali buchette del vino, attraverso le quali si poteva effettuare lo scambio di merci in assoluta sicurezza.

Poi, qualche secolo dopo, è arrivata la pandemia di Coronavirus. Ancora una volta ci viene vietato il contatto fisico, ed ecco che a Firenze alcune buchette del vino sono tornate in attività. C’è un’associazione (Associazione Buchette del Vino) che si occupa di mantenere viva la tradizione. Oggi ce ne sono ancora 170, ma la maggior parte di essere sono chiuse. Molte però, negli ultimi anni, sono tornate in attività.

Si potrebbe pensare che, con tante cose che necessitano di restauro in italia e persino nella bella Firenze, preoccuparsi delle piccole buche attraverso le quali passava il vino non sia poi così importante. Ma se pensiamo che bere un sorso di vino è un po’ come fare un sorso di felicità, allora capiamo che, mantenendo in funzione le buchette del vino, si mantiene viva la felicità. E questa, ne converrete con noi, è di certo l’azione più importante che si possa compiere.

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Dunque, se passate a Firenze (e vi consigliamo vivamente di farlo!) non mancate di visitare una buchetta del vino. Lo sappiamo che non vi piace tanto bere, lo sappiamo: su, per una volta fate questo sforzo per rendere omaggio alla grande tradizione italiana.

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