Vivere con un cane migliora la vita (e questo studio lo certifica una volta per tutte)

Uno studio britannico analizza la routine dei proprietari e svela i cinque pilastri del benessere a quattro zampe

 

Ogni volta che la scienza decide di indagare sul legame tra umani e animali, i cinofili d’ordinanza sfoderano l’immancabile sorriso di chi sa già tutto. Eppure, comprendere i meccanismi diagnostici e lo scambio emozionale che accende le aree del nostro cervello rimane un campo affascinante per l’etologia canina. L’approccio comune tende spesso a liquidare l’amore per i quattro zampe come una compensazione emotiva, una sorta di ripiego per cuori solitari delusi dalle relazioni sociali.

A smantellare questo stereotipo ci hanno pensato tre ricercatori della Facoltà di Scienze Umane e Sociali dell’Università di Brighton, nel Regno Unito. Attraverso interviste dirette a un panel di proprietari, gli studiosi hanno analizzato la realtà quotidiana e il modo in cui le persone diano un senso al rapporto con il proprio animale. I risultati della ricerca confermano che la convivenza offre coerenza e struttura, aiutando a stabilire routine utili a migliorare l’esistenza.

I cinque benefici della convivenza e la rivincita della normalità psicologica

L’indagine britannica ha isolato cinque benefici precisi che modificano in meglio la sfera psicologica e sociologica dei proprietari. Il primo è l’importanza della routine di cura, seguito dall’effetto positivo sul tono dell’umore e dalla facilitazione dei legami tra esseri umani. A questi si aggiungono la fornitura di amore incondizionato e il fatto che persino lo stress della convivenza viene ricompensato dall’importanza del legame affettivo, rendendo ogni sacrificio un investimento emotivo vincente.

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La vera novità del lavoro guidato dagli esperti di Brighton risiede però nella scelta del campione, orientata verso la prospettiva della normalità. Spesso la letteratura scientifica sul tema si è rivelata contraddittoria poiché focalizzata quasi esclusivamente su contesti di fragilità o patologie pregresse. In una precedente revisione, infatti, appena 18 studi su 49 utilizzavano adulti senza diagnosi psichiatriche o problemi di salute stabili, mentre questa ricerca dimostra il benessere apportato ai soggetti sani.

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