Realizza una vulva di 33 metri su una collina per protesta: è polemica

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Realizza una vulva di 33 metri su una collina per protesta: è polemica

| 06/01/2021
Fonte: Facebook

L’opera raffigurante una vulva è una protesta per denunciare le violenze dell’uomo verso la Natura

  • L’opera è stata realizzata da Juliana Notari, un’artista brasiliana
  • La “tela” scelta è una collina dello Stato di Pernambuco, in Brasile
  • La vulva, ideata per protesta, è lunga 33 metri ed è profonda circa 6 metri
  • Lo scopo della donna è quello di sensibilizzare l’essere umano ad un maggior rispetto per la Natura
  • Il gesto, però, non è piaciuto ad alcuni esponenti politici brasiliani appartenenti all’ala conservatrice

 

Per chi ha a cuore le sorti di Madre Natura quello dell’artista brasiliana Juliana Notari è senza dubbio dettato da una giusta causa. La donna, per sensibilizzare l’uomo verso un maggior rispetto per la natura, ha realizzato una gigantesca vulva su una collina di Pernambuco, in Brasile. L’opera, particolarmente notevole, misura 33 metri di lunghezza, 16 metri di larghezza e ben 6 metri di profondità. L’idea di fondo della Notari è quella di tutelare il più possibile la natura, da anni sotto assedio dalle azioni dell’uomo, innalzando una protesta che abbia risonanza in tutto il mondo: da qui l’idea della vulva. La scelta del soggetto è inoltre un chiaro riferimento alla causa femminile che, specie negli ultimi anni, sta finalmente assumendo maggior rigore.

Natura è Donna

La scultura, realizzata con cemento e resina dura, è collocata sul terreno di un ex zuccherificio e ha richiesto l’impegno di 20 volontari. Ci sono voluti ben 11 mesi per terminarla e, anche se ha scatenato l’ira di molte persone, in primis quella dell’ala politica conservatrice della destra sostenitrice del Presidente Bolsonaro, la Notari non ha nessuna intenzione di rimuovere la sua opera.

Oltre che a raffigurare un’esplicita vulva, la scultura rimanda ad una gigantesca ferita anche grazie all’acceso colore rosso da cui è contraddistinta. L’analogia sta a rappresentare le molteplici battaglie che sia gli ambientalisti che i vari movimenti femminili portano avanti da tempo in difesa delle proprie categorie.

La donna, dopo le varie accuse ricevute sui social network, ha spiegato che si tratta di una semplicissima scultura realizzata a mano con amore e devozione. Ciò però non è bastato a placare le varie critiche mosse dagli utenti del web che hanno attaccato l’artista affermando che trovano di pessimo gusto l’opera realizzata.

“Se mi trovassi a passeggiare lì con le mie figlie piccole e loro mi chiedessero: ‘Papà, cos’è?’ Non saprei come rispondere. Il governo non avrebbe dovuto permettere che l’opera venisse realizzata in uno spazio pubblico” questo uno dei vari commenti di disprezzo verso la scultura che si leggono sul profilo Facebook della donna e la maggior parte seguono questa scia.

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Altri, invece, hanno trovato giusto il soggetto scelto per dar voce alla protesta, in quanto racchiude la femminilità che contraddistingue le due categorie difese.

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