Fonte: Pexels
Immaginate la scena: sono passati mesi da quando quella persona speciale ha deciso di evaporare misteriosamente nel nulla, lasciandovi con il dubbio di aver frequentato un agente segreto. Poi, in una serata qualunque, il telefono vibra e sullo schermo compare un agghiacciante e ordinario ciao, come stai?. Nessuna scusa formale per il tempo trascorso, nessun accenno al precedente silenzio radio. Questo bizzarro fenomeno di risurrezione digitale ha un nome clinico ben preciso nel vocabolario dei cuori infranti: si chiama zombieing, la tendenza tossica di chi torna in vita dopo aver praticato il ghosting più selvaggio.
Come illustrato dettagliatamente dalla dottoressa Alexandra Foglia sulle colonne di Vice, ci troviamo di fronte a una dinamica psicologica ben definita. Lo zombie di turno si palesa dal nulla utilizzando un messaggio di testo molto casuale o una minima interazione sui canali social della vittima. Questo atteggiamento, spiega l’esperta, non nasconde il romantico desiderio di sanare una ferita o ricostruire un legame andato in frantumi, ma rappresenta un attaccamento incoerente e una mancata assunzione di responsabilità per le proprie azioni passate, un banale ripiego per sconfiggere la noia notturna.
Esiste una differenza sostanziale tra una conoscenza che sfuma in modo naturale e il taglio netto dei ponti operato da chi sparisce senza lasciare tracce. Sebbene riallacciare i contatti non sia un atto nocivo in senso assoluto, a risultare tossica è la totale assenza di sforzi per rimediare alla fiducia perduta. Nel caso in cui si decida di concedere una seconda opportunità, la dottoressa Foglia suggerisce di scoprire subito le carte in tavola chiedendo esplicitamente cosa sperino che accada con questo riavvicinamento, un ottimo test per scoprire rapidamente le loro reali intenzioni strutturate senza impegno.
Leggi anche: Le persone che fanno ghosting spiegano il motivo per cui spariscono
Se invece l’idea di recitare in un film dell’orrore sentimentale non vi affascina, la contromossa ideale consiste nel blindare i propri spazi vitali una volta per tutte. La psicologa Brittany Woolford, interpellata sempre da Vice, ricorda che la strategia migliore consiste nel non lasciare mai la porta aperta a chi è già fuggito via senza dare spiegazioni. Questo blocco comunicativo definitivo è indispensabile per impedire a chi ha un attaccamento evitante di ripresentarsi sul vostro display nell’esatto momento in cui si ritrova solo e privo di altre alternative relazionali a disposizione.
Share