Fonte: Wikipedia
La campagna di Russia del 1812 è ricordata come una delle peggiori scelte strategiche della storia, seconda solo all’idea di marciare verso Mosca in pieno inverno senza sciarpe termiche. Per due secoli si è parlato di freddo, fame, cavalli congelati e leggende folkloristiche varie. Ma ora, grazie all’Institut Pasteur, scopriamo che l’esercito di Napoleone non stava combattendo solo contro il generale Inverno, ma anche contro un paio di micidiali batteri che non avevano alcuna intenzione di arrendersi.
Gli scienziati hanno analizzato il DNA di 13 soldati napoleonici riesumati nel 2002 a Vilnius, un campione minuscolo se confrontato con le centinaia di migliaia di uomini che presero parte alla campagna. Eppure quel che hanno trovato è tutt’altro che irrilevante: tracce genetiche di Salmonella Paratyphi C, responsabile della febbre paratifoide, e Borrelia recurrentis, il batterio della febbre ricorrente trasmessa dai pidocchi. Insomma, oltre al gelo, le truppe avevano anche una piccola comunità di ospiti indesiderati.
La febbre paratifoide non è esattamente un disturbo da poco: febbre alta, problemi intestinali, debolezza estrema. La febbre ricorrente non è da meno, con attacchi febbrili intervallati da momenti di tregua che davano ai soldati giusto il tempo di illudersi di stare meglio. Quattro dei tredici soldati analizzati avevano la Salmonella, due la Borrelia. Non serve un genio della strategia militare per capire che combattere una guerra in queste condizioni è poco pratico.
Gli studiosi sottolineano che, viste le migliaia di corpi ritrovati a Vilnius, il piccolo numero di campioni non permette di definire con precisione l’impatto globale dei patogeni. Ma resta il fatto che, a fianco dei già conosciuti agenti del tifo e della febbre delle trincee, ora abbiamo altri due nemici biologici che contribuirono a rendere la ritirata un incubo logistico e umano.
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Questa scoperta non serve solo a rivalutare la salute dell’esercito napoleonico. I ricercatori ricordano che comprendere i patogeni del passato aiuta a capire come le malattie infettive si evolvono e si diffondono. E, soprattutto, ci ricorda che a volte la storia non è scritta solo da generali e battaglie, ma anche da minuscoli batteri con un notevole senso dell’opportunità.
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