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Per gran parte della storia umana, dormire otto ore di fila non era normale. La maggior parte delle persone praticava il “sonno bifasico”: un primo sonno dopo il tramonto, un risveglio a metà notte, e poi un secondo sonno fino all’alba. Durante l’intervallo di veglia, si poteva pregare, leggere, scrivere, svolgere faccende domestiche o anche condividere momenti di intimità con il partner.
Testimonianze letterarie e diari di epoche pre-industriali confermano quanto fosse diffusa questa abitudine, dagli scritti di Omero e Virgilio fino ai resoconti quotidiani in tutta Europa e oltre. Questa pausa notturna non era un tempo “morto”: aiutava le persone a percepire la notte come più gestibile e dava una struttura chiara al tempo notturno, un lusso che le lunghe ore buie dell’inverno rendevano particolarmente utile.
La trasformazione del sonno bifasico in un sonno continuo è avvenuta negli ultimi due secoli. Lampade a olio, gas e infine l’elettricità hanno spostato l’orario di andare a letto più tardi e reso la notte più “attiva”. La luce artificiale sopprime la melatonina e sposta l’orologio biologico, riducendo la tendenza a svegliarsi a metà notte.
La Rivoluzione Industriale ha poi rafforzato il nuovo schema: i turni di lavoro e la cultura del sonno continuo hanno sostituito le due fasi con un blocco unico di riposo, che oggi consideriamo “normale”. Tuttavia, studi moderni su comunità senza elettricità o in laboratori di isolamento dal tempo mostrano che il sonno bifasico emerge spontaneamente, soprattutto in notti lunghe e buie.
Quando ci svegliamo a metà notte senza sapere cosa fare, il tempo sembra dilatarsi. Il cervello percepisce minuti e ore come più lunghi se siamo soli, ansiosi o in ambienti poco illuminati. Questo spiega perché molti si ritrovano svegli alle 3 del mattino a fissare il soffitto, mentre i nostri antenati avrebbero acceso un lume e magari scritto una lettera o chiacchierato con il vicino.
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Tecniche moderne di CBT-I suggeriscono di alzarsi dal letto dopo 20 minuti di insonnia, fare un’attività tranquilla in luce soffusa e poi tornare a dormire. Coprire l’orologio e accettare la veglia senza stress aiuta a riadattarsi al sonno. La morale? Il sonno bifasico non è un errore del corpo, ma una tradizione umana trasformata dalle luci e dagli orari della modernità.
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