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Per anni abbiamo creduto che il freddo della notte potesse trasformarci in geni del risparmio al distributore. La teoria è semplice: la benzina si contrae quando fa freddo, diventando più densa, quindi con lo stesso prezzo compreremmo più carburante. In laboratorio, il calcolo fila: un pieno da 50 litri potrebbe ridursi di circa un litro passando da 15°C a 0°C, un risparmio teorico di circa due euro. Allettante, vero?
Tuttavia, la vita reale non segue i calcoli dei manuali. La benzina dei distributori non sta lì a tremare sotto le stelle, ma riposa in serbatoi sotterranei. Lì la temperatura resta stabile, isolata dagli sbalzi climatici della notte e del giorno. La furbata del pieno notturno si sgonfia rapidamente: quei due euro diventano pochi centesimi, quasi ridicoli se paragonati all’attesa fredda sotto la pioggia o al rischio di svegliare il barista delle 3 del mattino.
In sostanza, la densità del carburante e le variazioni termiche sono fenomeni reali, ma i distributori moderni sono progettati proprio per neutralizzare questi effetti. Il carburante sotterraneo non segue l’alba o il tramonto e la sua temperatura cambia di pochissimo. Il mito del risparmio notturno diventa così più una curiosità da appassionati di fisica che una strategia economica efficace.
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Quindi, se pensavate di diventare ricchi facendo rifornimento alle 2 di notte, la matematica (e la fisica) vi dice di tornare a letto. Il vero risparmio rimane minimo, ma almeno avrete imparato un po’ di scienza pratica mentre aspettavate il distributore. In fin dei conti, fare benzina di notte non è più conveniente che di giorno, ma può essere un ottimo modo per sentirsi un po’ scienziati senza bisogno di provette o calcoli complicati.
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