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Quando un gatto si accovaccia con le zampe perfettamente raccolte sotto il corpo, il petto sollevato e la testa ben dritta, non sta improvvisando una posa da statua egizia. Sta assumendo quella che gli esperti chiamano posizione della sfinge, una postura precisa e tutt’altro che casuale.
A prima vista potrebbe sembrare simile alla celebre “pagnotta”, ma le differenze sono importanti. Qui il corpo non è completamente abbandonato, lo sguardo resta attento e le orecchie sono spesso rivolte in avanti. Il messaggio è chiaro: il gatto è tranquillo, ma non ha smesso di osservare il mondo.
Nella posizione della sfinge il micio non dorme davvero. Si trova in uno stato di riposo vigile, una sorta di pausa attiva. I muscoli mantengono una leggera tensione, pronta a trasformarsi in movimento se qualcosa cattura l’attenzione. È la postura ideale per chi vuole rilassarsi senza perdere il controllo della situazione.
Questa posizione consente anche di conservare calore grazie alle zampe raccolte, garantendo al tempo stesso stabilità e rapidità di reazione. La testa alta, invece, permette di monitorare l’ambiente circostante con facilità, senza dover cambiare posizione.
Il gatto sceglie la posizione della sfinge quando si trova in un luogo che riconosce come sicuro, ma che non considera del tutto privo di stimoli. È una postura tipica del suo essere animale preda e predatore allo stesso tempo. Rilassarsi sì, abbassare la guardia mai.
A differenza della posizione della pagnotta, in cui le zampe sono completamente nascoste e gli occhi spesso socchiusi, la sfinge indica una maggiore prontezza. Non è un segnale di disagio o stress, ma nemmeno di totale abbandono.
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Quando un gatto assume la posizione della sfinge in nostra presenza, sta comunicando qualcosa di molto preciso. Si sente a suo agio, non percepisce pericoli immediati, ma mantiene attivo il suo istinto di controllo. È una forma di fiducia misurata, tipicamente felina. In altre parole, il gatto è tranquillo perché si fida, ma resta se stesso. Calmo, elegante e sempre pronto a intervenire se qualcosa rompe l’equilibrio. Una sfinge domestica che osserva tutto, anche quando sembra ferma.
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