Fonte: Pixabay
Altro che romanticismo e farfalle nello stomaco: secondo una recente indagine, la fedeltà di coppia potrebbe dipendere più dal tipo di lavoro che dal numero di cene romantiche. L’Institute for Family Studies ha infatti scoperto che la carriera e l’autostima camminano a braccetto anche nella vita sentimentale e non sempre in modo virtuoso.
Gli uomini ai vertici del potere, come CEO, chirurghi o medici, registrano un tasso di infedeltà che tocca l’18%. Potere e successo, insomma, sembrano alimentare anche la tentazione. Ma la sorpresa arriva da chi non lavora affatto: tra i disoccupati tra i 25 e i 54 anni, il 20% ammette di aver tradito il partner. In questo caso, non si tratta di eccesso di fiducia, ma di autostima ferita: la ricerca suggerisce che la necessità di sentirsi di nuovo “apprezzati” può spingere a cercare conferme altrove.
Le donne, in media, sono più fedeli (solo il 14% confessa un tradimento), ma anche per loro il legame tra carriera e cuore riserva qualche sorpresa. A differenza degli uomini, sono le donne con lavori meno prestigiosi a mostrare maggiore propensione all’infedeltà: 21% contro il 9% di chi occupa posizioni di rilievo.
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In altre parole, mentre gli uomini tradiscono quando hanno troppo potere o nessuno, le donne sembrano più vulnerabili quando si sentono poco valorizzate professionalmente. Il lavoro, dunque, non è solo un indicatore economico, ma un riflesso dell’autostima e della sicurezza personale. E a quanto pare, in certe coppie, lo stipendio può pesare quanto il cuore.
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