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Per la Gen Z entrare su LinkedIn può trasformarsi in una vera e propria esperienza tossica. In un contesto lavorativo sempre più incerto e competitivo, il social professionale sta diventando un generatore di ansia e paragoni infelici, tanto da spingere molti giovani a sospendere o cancellare l’account. Il fenomeno è stato ribattezzato LinkedIn Envy, ovvero l’invidia da carriera che nasce nel momento in cui si leggono post trionfali di coetanei: chi è stato assunto subito dopo la laurea, chi ha già un ruolo da manager, chi lancia startup a ripetizione. In confronto, chi è ancora in cerca di un’opportunità o si ritrova in uno stage sottopagato, si sente un fallito.
Il problema è che LinkedIn, più che mostrare il mondo del lavoro com’è davvero, mette in vetrina solo il lato migliore e vincente. Foto patinate, frasi motivazionali, eventi da networking… tutto sembra suggerire che gli altri stiano facendo carriera a razzo, mentre tu arranchi tra CV ignorati e colloqui che non portano a nulla. E così il social, pensato per creare connessioni e opportunità, finisce per diventare una fonte di disagio e frustrazione.
Secondo la psicologa Susan Biali Haas, la chiave per affrontare questo malessere è trasformarlo in uno spunto di crescita personale. Se qualcosa ti disturba, forse è il segnale che è arrivato il momento di cambiare rotta o puntare a un obiettivo più chiaro. Curare il proprio profilo, evitare i confronti tossici e limitare i contatti negativi sono altri modi per proteggere il proprio equilibrio mentale.
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In alternativa si può provare a cambiare prospettiva: vedere i successi degli altri non come motivo di rosicamento, ma come ispirazione. Anche se, diciamocelo, a volte chi “ce l’ha fatta” ha avuto più fortuna o agganci che reali meriti. E ricordiamoci una cosa: nessuno pubblica i fallimenti. Ma tutti, prima o poi, ci passano.
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