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Per anni ci siamo divisi tra allodole e gufi con una certa leggerezza, come se bastasse un orario di sveglia a definire la nostra identità biologica. Oggi quella distinzione appare riduttiva. Un ampio studio internazionale condotto su oltre 27 mila persone mostra che il nostro rapporto con il sonno è molto più articolato e radicato nella biologia.
Il concetto chiave è quello di cronotipo, ovvero la predisposizione genetica che influenza quando ci sentiamo più attivi, concentrati e lucidi. Non si tratta di semplice abitudine: i ricercatori hanno analizzato grandi archivi biomedici britannici e statunitensi, incrociando dati comportamentali con scansioni cerebrali tridimensionali.
Le analisi hanno esaminato volume della materia grigia, integrità della materia bianca e comunicazione tra diverse aree del cervello. Grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, è stato possibile collegare struttura cerebrale e abitudini quotidiane, arrivando a identificare cinque profili distinti, tre serali e due mattutini.
Tra i nottambuli spicca il profilo ad alte prestazioni: fatica ad alzarsi presto, ma mostra tempi di reazione rapidi e ottime capacità di ragionamento. Ha aree cerebrali legate a emozioni e attenzione particolarmente sviluppate, anche se può essere più irritabile. Accanto a questo esiste un nottambulo più vulnerabile, associato a maggiore rischio di depressione, fumo, ipertensione e diabete, con una minore integrità della materia bianca.
Sul versante mattutino emerge il mattiniero sano, con stile di vita più regolare, minore consumo di alcol e sigarette e un livello medio di istruzione più alto. È il profilo che più si avvicina all’idea tradizionale di persona disciplinata e in equilibrio.
Accanto a questo si distingue un cronotipo mattutino a prevalenza femminile, associato a una maggiore incidenza di sintomi depressivi e disturbi del ciclo mestruale, con livelli più bassi di testosterone e più alti di SHBG, la proteina che regola gli ormoni sessuali. Esiste infine un nottambulo a prevalenza maschile, più incline a comportamenti a rischio, consumo di alcol e sigarette, con maggiore probabilità di ipertensione e problemi alla prostata, e livelli più elevati di testosterone.
Questa classificazione non è una semplice etichetta. Dimostra che salute mentale, rischi clinici e funzionamento cognitivo sono legati al nostro ritmo biologico. In passato, avere persone attive in momenti diversi della giornata poteva rappresentare un vantaggio evolutivo per la sopravvivenza del gruppo.
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Oggi, invece, il messaggio è chiaro: un approccio uniforme al lavoro, alla produttività e alla salute non funziona per tutti. Riconoscere il proprio cronotipo può aprire la strada a interventi più mirati, dalla fototerapia al supporto ormonale o psicologico. Forse la domanda non è più se siamo mattinieri o nottambuli, ma quale delle cinque versioni di noi stessi si sveglia ogni giorno.
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