Fonte: Pexels
Il cervello umano è più veloce di quanto sia preciso, soprattutto quando si tratta di riconoscere i volti. Secondo una ricerca pubblicata su Psychophysiology, quando guardiamo un’emoji, il nostro sistema cognitivo tende a trattarla come se fosse un vero volto umano. Non una rappresentazione simbolica, ma proprio una faccia.
Questo meccanismo avviene in una frazione di secondo, prima ancora che la parte razionale del cervello intervenga a correggere l’interpretazione. È come se, davanti a una faccina sorridente, il cervello dicesse “ok, persona” prima di accorgersi che si tratta solo di pixel colorati.
I ricercatori della Bournemouth University hanno analizzato questo fenomeno utilizzando cappucci EEG con 64 sensori, registrando l’attività cerebrale mentre i partecipanti osservavano volti reali ed emoji emotive. Le espressioni includevano felicità, rabbia, tristezza e neutralità.
I dati sono stati poi elaborati con algoritmi in grado di leggere i pattern neurali. Il risultato è stato sorprendente: le risposte cerebrali ai volti e alle emoji erano così simili da risultare quasi indistinguibili anche per i sistemi di analisi automatica.
Le emoji attivano risposte neurali in circa 70 millisecondi, mentre i volti reali in circa 120. Una differenza minima, che suggerisce come il cervello utilizzi circuiti sovrapposti per elaborare entrambi gli stimoli. In pratica, ciò che conta è la presenza di elementi facciali ed espressioni emotive, non la loro origine. Questo significa che una faccina gialla con un sorriso o un’espressione arrabbiata può innescare le stesse aree cerebrali coinvolte nel riconoscimento delle emozioni umane reali.
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Lo studio evidenzia anche che il cervello, pur riconoscendo differenze tra reale e digitale, reagisce in modo più immediato alle emozioni semplificate delle emoji. Le espressioni amplificate e stilizzate funzionano quasi come segnali emotivi potenziati. Questo aiuta a spiegare perché le emoji sono diventate fondamentali nella comunicazione online: aggiungono un livello di umanità percepita a messaggi che, senza di esse, sarebbero molto più freddi e ambigui.
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