Il sabotatore

Ho trovato le prove che un dipendente dell’azienda manometteva di proposito l’attrezzatura. E sostiene di avere delle motivazioni valide. E io adesso mi trovo in un bel dilemma. Sono Ivan e sono supervisore presso una piccola-media azienda che ha recentemente installato un robot per svolgere una operazione che veniva fatta a mano fino ad aprile. Lo scopo era di ottimizzare tempi e risorse, con conseguente aumento di qualità e redditività. Ma questo robot ci ha bloccato la produzione già 5 volte. Forse che c’è un errore che si ripete? Non per il tecnico, che sostiene altre tesi. Ho allora indagato con l’ausilio di telecamere nascoste. E questo mi ha portato alla chat che vi invito a leggere. Chat con il colpevole, Ivan. Lavoratore puntuale, affidabile e tutto sommato un quasi amico che si è trasformato in un sabotatore. Per motivi assurdi da un lato ma comprensibili (non giustificabili) dall’altro. Ora come devo comportarmi? Non sono convinto quale sia la cosa giusta da fare.

Scrivete cosa ne pensate nei commenti di Facebook e Buona lettura!

Il nostro fan, Ivan, lavora come supervisore in una piccola-media azienda che recentemente ha introdotto un robot per automatizzare un’operazione precedentemente svolta a mano. L’obiettivo era chiaro: migliorare tempi, ottimizzare le risorse e aumentare la qualità del prodotto e la redditività complessiva. Tuttavia, fin dall’installazione, il nuovo sistema ha generato numerosi problemi, causando il blocco della produzione ben cinque volte in pochi mesi.

Inizialmente si era pensato a un problema tecnico ricorrente. I controlli effettuati dagli specialisti, però, non evidenziavano guasti concreti. Di fronte a una situazione così anomala, il nostro follower ha deciso di indagare in autonomia, installando delle telecamere nascoste per capire cosa accadesse realmente durante i turni di lavoro.

Ciò che ha scoperto lo ha lasciato senza parole: uno dei dipendenti stava manomettendo volontariamente l’attrezzatura. Il responsabile è un lavoratore da sempre ritenuto affidabile, puntuale e persino vicino a Ivan sul piano umano, tanto da considerarlo quasi un amico. La chat che ha deciso di condividere documenta il confronto tra i due, nel quale il dipendente ammette le proprie azioni, spiegando anche i motivi che lo hanno spinto a sabotare il robot.

Le motivazioni, secondo quanto riferisce Ivan, sono assurde da un lato ma, in un certo senso, comprensibili dall’altro. Il sabotaggio nasce da una frustrazione personale, forse dal timore di essere reso inutile o dalla rabbia per un cambiamento improvviso che ha modificato il modo di lavorare di un intero reparto. Nessuna ragione, però, può giustificare un comportamento tanto grave, che ha messo a rischio la stabilità produttiva dell’azienda e la fiducia tra colleghi.

Ora il nostro fan si trova in un dilemma profondo. Da una parte c’è il ruolo da ricoprire come supervisore, con le responsabilità verso l’azienda, il team e la sicurezza. Dall’altra, c’è la componente umana: la delusione per il gesto, ma anche l’empatia verso chi ha agito in modo sbagliato per motivi emotivamente forti.

Ivan si interroga su quale sia la strada giusta da seguire. Agire con fermezza per dare un segnale chiaro? Oppure cercare una via alternativa, che riconosca l’errore senza distruggere del tutto un legame di fiducia costruito nel tempo? La risposta, al momento, non è semplice.

Share