Le motivazioni, secondo quanto riferisce Ivan, sono assurde da un lato ma, in un certo senso, comprensibili dall’altro. Il sabotaggio nasce da una frustrazione personale, forse dal timore di essere reso inutile o dalla rabbia per un cambiamento improvviso che ha modificato il modo di lavorare di un intero reparto. Nessuna ragione, però, può giustificare un comportamento tanto grave, che ha messo a rischio la stabilità produttiva dell’azienda e la fiducia tra colleghi.
Ora il nostro fan si trova in un dilemma profondo. Da una parte c’è il ruolo da ricoprire come supervisore, con le responsabilità verso l’azienda, il team e la sicurezza. Dall’altra, c’è la componente umana: la delusione per il gesto, ma anche l’empatia verso chi ha agito in modo sbagliato per motivi emotivamente forti.




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