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Il primo appuntamento è andato bene, siete riusciti a evitare gaffe clamorose, il conto è stato pagato senza drammi e forse c’è stato anche un saluto prolungato. Ora, però, arriva la parte più delicata: il dopo. E qui si gioca la vera partita. Un messaggio sbagliato può rovinare tutto in meno tempo di quanto ci metta la persona dall’altra parte a visualizzarlo e ignorarlo.
Uno dei principali errori che gli esperti di relazioni come Anita Fletcher mettono in guardia è l’effetto “spam”. Mandare tre messaggi di fila, magari in meno di un’ora, trasforma il corteggiamento in una maratona ansiogena. La strategia migliore? Un solo messaggio, chiaro, cortese, e poi silenzio. Se l’altro ha interesse, risponderà. Se non lo fa entro 24 ore, forse la risposta ce l’hai già.
Un altro classico da evitare è il famoso “Perché non rispondi?”. Una frase che ha il potere magico di far evaporare l’interesse in un attimo. Questo tipo di domande mette l’altra persona sulla difensiva, e nessuno vuole sentirsi sotto interrogatorio dopo un semplice drink insieme. Tutti abbiamo una vita, e il silenzio – per quanto frustrante – a volte dice già tutto.
Altro scivolone frequente: trasformare il primo follow-up in una seduta terapeutica. Lo capiamo, la giornata è stata lunga, il capo insopportabile, ma l’altra persona non è lì per ascoltare l’elenco dei tuoi drammi quotidiani. Meglio puntare su un messaggio più leggero e accogliente, magari con un tono rilassato tipo: “Giornata tosta, ma ora finalmente relax. Tu come stai?”.
Tra i messaggi che mettono in fuga ci sono anche quelli carichi di insicurezza: “Secondo te è andata bene?”, “Ti sei divertito/a davvero?”. Questi messaggi, pur comprensibili, comunicano ansia e bisogno costante di conferme. E nulla toglie il fascino più in fretta di qualcuno che cerca approvazione ad ogni passo. La sicurezza, quella vera, è silenziosa e fa molto più effetto.
E poi c’è lui, il messaggio più passivo-aggressivo della storia del dating: “Ehi, ci sei?”. Breve, apparentemente innocuo, ma in realtà carico di aspettative non dette. Se inviato troppo spesso rischia di diventare il motivo per cui l’altro smette di essere “presente”. Un consiglio utile è aspettare di avere qualcosa di concreto o interessante da condividere prima di scrivere.
In definitiva, dopo il primo appuntamento, serve più calma e meno bisogno di controllo. I messaggi compulsivi, quelli pieni di punti interrogativi e sottintesi, non aiutano a costruire un secondo incontro. L’idea è lasciare un po’ di spazio, respirare, evitare la modalità stalker e ricordarsi che non è una corsa contro il tempo.
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Meglio aspettare il momento giusto, mostrare interesse ma anche rispetto per i tempi dell’altro. Un messaggio gentile, magari con un riferimento simpatico alla serata appena trascorsa, può bastare. Se l’interesse è reciproco, si capirà. Se non lo è, nessun messaggio forzato potrà cambiare le cose.
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