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Uno studio scientifico recente, pubblicato sulla rivista JACC e presentato all’American Heart Association, ha evidenziato che trascorrere troppo tempo seduti è dannoso per la salute cardiovascolare, anche per chi pratica attività fisica regolarmente. Questo dato sfida l’idea comune che basti allenarsi per compensare uno stile di vita sedentario. Le linee guida attuali consigliano almeno 150 minuti di esercizio moderato o intenso alla settimana, ma la ricerca ha dimostrato che, se si superano 10,6 ore di sedentarietà al giorno, il rischio di sviluppare insufficienza cardiaca e malattie cardiovascolari aumenta in modo significativo.
Lo studio ha coinvolto 89.530 persone, con un’età media di 62 anni, il 56,4% delle quali donne. I partecipanti hanno indossato accelerometri triassiali al polso per una settimana, registrando il loro livello di movimento. I ricercatori hanno poi monitorato la loro salute per otto anni, analizzando la comparsa di patologie come fibrillazione atriale, insufficienza cardiaca, infarto miocardico e decessi per cause cardiovascolari.
I risultati sono stati allarmanti: 4,9% dei partecipanti ha sviluppato fibrillazione atriale, il 2,1% insufficienza cardiaca, l’1,84% infarto miocardico e lo 0,94% è deceduto per problemi cardiaci. Anche tra coloro che rispettavano i livelli di attività fisica raccomandati, gli effetti negativi del tempo trascorso seduti non sono scomparsi del tutto, soprattutto per quanto riguarda l’insufficienza cardiaca e la mortalità cardiovascolare. Gli studiosi sottolineano che le linee guida attuali non forniscono indicazioni chiare su come gestire la sedentarietà, nonostante la sua forte correlazione con i rischi cardiovascolari.
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Questo suggerisce la necessità di ridurre il tempo trascorso seduti, alternandolo con pause attive, brevi camminate o altre strategie per mantenere il corpo in movimento. Tuttavia lo studio presenta alcuni limiti: gli accelerometri non distinguono perfettamente tra stare in piedi e stare seduti, e non è stato possibile determinare con precisione dove e perché le persone restano sedute a lungo (ad esempio, al lavoro o durante il tempo libero). Un monitoraggio più approfondito potrebbe fornire dati ancora più accurati su come la sedentarietà influisce sulla salute nel lungo periodo.
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