Dormi 12-15 ore ma ti svegli comunque esausto? Forse soffri di ipersonnia

I sintomi e le cause dell’ipersonnia

 

Quando si parla di disturbi del sonno, si pensa spesso all’insonnia, ma esiste anche il problema opposto: l’ipersonnia, una condizione che spinge le persone a dormire per lunghi periodi – anche 12 o 15 ore al giorno – senza però ottenere un reale senso di riposo. Nonostante le ore passate a dormire, chi soffre di ipersonnia si sveglia spesso con una sensazione persistente di stanchezza e confusione mentale.

Questa condizione non è legata semplicemente all’essere “dormiglioni”, ma rappresenta un vero e proprio disturbo neurologico del sonno. I sintomi principali includono un forte bisogno di dormire durante il giorno, difficoltà a restare svegli in situazioni passive (come guardare la TV o leggere), e un risveglio lento, spesso accompagnato da irritabilità o disorientamento. Chi ne soffre può avere difficoltà a mantenere concentrazione, svolgere attività quotidiane o conservare un ritmo di vita regolare.

Due tipi di ipersonnia

L’ipersonnia può essere di due tipi. Primaria, quando è una condizione a sé stante, spesso definita idiopatica perché non se ne conosce la causa esatta. In questo caso il cervello sembra avere un’anomalia nel meccanismo che regola il ciclo sonno-veglia. Oppure secondaria, quando è il sintomo di un’altra condizione medica o psicologica, come depressione, sindrome da apnee notturne, ipotiroidismo, sclerosi multipla o altre malattie neurodegenerative. Anche l’abuso di alcune sostanze o l’uso prolungato di sedativi può contribuire allo sviluppo di ipersonnia.

Il disturbo ha importanti ripercussioni sulla vita quotidiana: compromette il lavoro, i rapporti sociali e familiari, e può portare a stati depressivi. L’incapacità di svegliarsi al mattino, nonostante il sonno prolungato, crea frustrazione e senso di inefficacia. Nei casi più gravi, l’ipersonnia può anche compromettere la sicurezza personale, ad esempio aumentando il rischio di addormentarsi alla guida.

Diagnosi e trattamento dell’ipersonnia

La diagnosi viene effettuata da specialisti del sonno attraverso un’anamnesi dettagliata, questionari clinici, e strumenti come la polisonnografia o il test di latenza del sonno multiplo, che misurano la qualità e la profondità del sonno. È importante distinguere l’ipersonnia da altre patologie con sintomi simili, come la narcolessia, che si presenta con episodi improvvisi e incontrollabili di sonno. Il trattamento varia a seconda della causa. Nel caso dell’ipersonnia idiopatica, non esistono cure definitive, ma si possono ridurre i sintomi con l’aiuto di farmaci stimolanti o modulanti del sistema nervoso centrale, come il modafinil. Se la causa è psicologica, come nella depressione, può essere utile un percorso psicoterapeutico accompagnato da antidepressivi. In tutti i casi, è essenziale adottare abitudini sane di sonno, evitando sostanze eccitanti prima di coricarsi, mantenendo orari regolari e creando un ambiente favorevole al riposo.

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Inoltre pratiche come la mindfulness, tecniche di rilassamento e attività fisica moderata possono aiutare a migliorare la qualità della veglia e contrastare l’eccessiva sonnolenza. Anche il supporto di familiari e amici può fare la differenza, soprattutto quando la persona si sente isolata o incompresa. L’ipersonnia è un disturbo spesso sottovalutato, ma con effetti profondi. Dormire tanto non sempre significa dormire bene, e imparare a riconoscere i segnali di allarme è il primo passo verso un recupero della propria vitalità.

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