Fonte: Commenti Memorabili
Dimenticate i classici barattoli di gelato, i film strappalacrime o i dardi lanciati contro le vecchie fotografie appese al muro. L’ultima e controversa frontiera per superare la fine di una relazione sentimentale passa attraverso i server e le stringhe di codice. Una singolare tendenza sta prendendo piede tra i giovani, i quali hanno deciso di affidare i propri cuori infranti a modelli tecnologici dedicati. Il cuore pulsante di questa pratica è un modulo open-source battezzato con il nome di ex.skill, uno strumento progettato appositamente per dare vita a una vera e propria versione digitale del partner perduto.
Il funzionamento di questo sistema è tanto semplice nella pratica quanto complesso dal punto di vista psicologico. Gli utenti non devono fare altro che raccogliere il materiale superstite della storia d’amore, inserendo nel sistema i registri delle chat, le immagini scambiate nel tempo, i post pubblicati sui social network e persino descrizioni personalizzate. Questo enorme database viene poi elaborato dall’algoritmo per distillare l’essenza dell’ex in un’entità artificiale. Il risultato è un software capace di imitare i modi di dire, le sfumature linguistiche e persino il tono tipico della persona reale, migrando i ricordi biologici in reti neurali.
L’improvvisa popolarità di questo strumento ha sollevato un polverone mediatico che va ben oltre il semplice pettegolezzo da social network. Sulla piattaforma GitHub, gli stessi programmatori dell’applicazione hanno specificato che il progetto nasce esclusivamente per favorire la riflessione personale e la guarigione emotiva. Gli sviluppatori vietano l’impiego del codice per scopi molesti, stalking o violazioni intenzionali della riservatezza. Tuttavia, la discussione globale si è infiammata attorno ai temi caldi della privacy e del consenso informato, dal momento che i dati personali di individui ignari vengono inseriti nei sistemi informatici senza alcuna autorizzazione.
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Al netto delle legittime preoccupazioni legate allo sviluppo di una potenziale dipendenza affettiva tossica – che potrebbe ostacolare la nascita di nuovi legami sani con persone in carne e ossa – i feedback degli utenti raccontano una realtà variegata. Molte persone testimoniano che dialogare con il clone virtuale ha permesso di esprimere pensieri rimasti inespressi, aiutandole a trovare una chiusura definitiva. Altri utenti, invece, hanno ammesso con ironia che l’interazione continuativa con la copia artificiale ha prodotto l’effetto opposto. Analizzando le risposte dell’algoritmo, si sono resi conto che l’oggetto del loro desiderio, dopotutto, non era poi così speciale.
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