Scroll infinito e cervelli stanchi: come TikTok e Reels stanno riscrivendo l’attenzione dei più giovani

Video brevi, sonno corto e concentrazione a singhiozzo

 

Nati come passatempo veloce, i video brevi sono diventati uno sfondo permanente nella vita di molti bambini. TikTok, Instagram Reels e YouTube Shorts non sono più semplici distrazioni, ma strumenti che modellano il modo di rilassarsi, comunicare e passare il tempo.

Il loro punto di forza è anche il principale problema: un design pensato per essere dinamico, immediato e continuo, che spinge a scorrere senza accorgersi del tempo che passa. Piattaforme non progettate per i più piccoli, ma ormai parte integrante della loro routine quotidiana.

Quando lo scrolling diventa automatico

Secondo Katherine Easton, docente di Psicologia all’Università di Sheffield, i video brevi possono aiutare alcuni pre-adolescenti a esplorare interessi e identità. Ma per molti altri il flusso incessante di contenuti riduce gli spazi di riflessione e sottrae tempo alle relazioni significative.

Il nodo non è solo il tempo davanti allo schermo, ma il modo di utilizzo. Lo scrolling diventa problematico quando è compulsivo e difficile da interrompere. In questi casi emergono effetti su attenzione, umore, relazioni sociali e rendimento scolastico.

Una revisione del 2023, basata su 71 studi e quasi 100.000 partecipanti, ha rilevato una correlazione moderata tra uso intensivo di video brevi e riduzione dell’attenzione e dell’inibizione comportamentale. Il cervello, stimolato da contenuti di 15-90 secondi, riceve continue micro-ricompense senza pause naturali.

Il sonno come prima vittima

Uno degli ambiti più colpiti è il sonno. Sempre più bambini e adolescenti usano lo smartphone la sera, quando il cervello dovrebbe rallentare. La luce degli schermi ritarda la melatonina, mentre la rapida alternanza emotiva mantiene uno stato di iperattivazione.

Diversi studi collegano l’uso eccessivo dei video brevi a peggior qualità del sonno e aumento dell’ansia sociale. Dormire poco significa essere più irritabili, meno resilienti allo stress e con maggiori difficoltà di memoria, creando un circolo vizioso difficile da interrompere.

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I più piccoli, i più esposti

I bambini più piccoli risultano i più vulnerabili: hanno una autoregolazione limitata e un’identità emotiva ancora in costruzione. Nei video brevi manca il contesto e basta uno swipe per passare da contenuti innocui a immagini violente o inadatte all’età. Gli algoritmi imparano rapidamente e amplificano l’esposizione. Questa combinazione di immediatezza, intensità emotiva e assenza di filtri reali rende l’esperienza particolarmente critica, soprattutto per chi già vive ansia, stress o difficoltà di attenzione.

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