Il nostro follower ammette senza problemi di non essere uno studente modello, né un atleta eccellente. Dice di non avere talenti particolari o medaglie da esibire, ma afferma con orgoglio che per lui va bene così. Sottolinea come, a differenza di molti, lui gli esami li sostiene a ogni sessione, non si tira indietro, non si rifugia in scuse. Non fa uso di droghe, non abusa dell’alcol e, soprattutto, lavora sodo. Si impegna, si alza ogni giorno e cerca di fare la sua parte nel mondo.
Tutto questo, però, sembra non essere sufficiente per il padre, che, secondo il racconto, continua a umiliarlo e a demolirlo psicologicamente in nome di una visione del successo che non ammette mezze misure: o il massimo, o niente. Una cultura della performance che il nostro fan definisce tossica, dove per arrivare primi vale tutto, anche calpestare gli altri o perdere sé stessi.




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