Delegare allo smartphone i percorsi di viaggio incide sulla capacità di orientamento
- L’uso intensivo del GPS riduce la memoria spaziale poiché ci rende passivi nel processo di orientamento
- Chi si orienta e si sposta autonomamente costruisce mappe mentali e rende più attivo l’ippocampo, una regione cerebrale fondamentale per la memoria episodica e spaziale
- La “digital amnesia” è un fenomeno in cui si tende a non ricordare le informazioni perché ci si affida alla rete o allo smartphone
- Studi neurologici mostrano come l’uso del GPS limiti l’apprendimento delle coordinate spaziali
- Per contrastare questi effetti è consigliabile ridurre l’uso del navigatore, esplorare attivamente l’ambiente e fare attenzione ai punti di riferimento per creare mappe mentali
Il navigatore GPS è ormai diventato l’inseparabile compagno di ogni viaggio. Basta inserire la destinazione e possiamo facilmente arrivare ovunque senza doverci mettere a studiare il percorso.
Eppure, nonostante l’indiscussa utilità dell’uso di mappe digitali, l’uso continuo del GPS sugli smartphone ha trasformato radicalmente il modo in cui ci orientiamo. Secondo recenti studi, l’affidarsi esclusivamente a sistemi digitali che ci guidano passo per passo riduce la nostra capacità di memorizzare e comprendere lo spazio circostante.
L’uso del GPS impedisce la formazione di mappe mentali
I ricercatori della McGill University, in Canada, hanno monitorato un gruppo di utenti abituali di GPS, e un altro gruppo di persone che lo usano meno per gli spostamenti. Dai risultati è emerso che chi utilizza questi dispositivi da molto tempo mostra performance peggiori in attività di memoria spaziale, come ricordare posizioni di punti di riferimento o orientarsi in ambienti mai esplorati precedentemente.
Dietro a questo calo c’è un meccanismo noto: il GPS elimina la necessità di apprendere attivamente le relazioni spaziali tra elementi, o di costruire una mappa mentale, delegando tutto al dispositivo.
L’ippocampo, una regione cerebrale fondamentale per la memoria episodica e spaziale, viene stimolato meno se non c’è la necessità di selezionare rotte, imparare posizioni e orientarsi autonomamente. Un altro studio ricorda che navigatori esperti (come i tassisti londinesi) presentano ippocampi più sviluppati, frutto della continua attività di guida nella città.
L’amnesia digitale
Non si tratta solo di orientamento: la cosiddetta “amnesia digitale” descrive come smartphone e motori di ricerca alterino la nostra capacità di memorizzare dettagli perché ci aspettiamo di poterli recuperare facilmente in ogni momento. Questo fenomeno mostra che ci stiamo trasformando in navigatori passivi, meno capaci di apprendere e trattenere informazioni fondamentali.
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Fortunatamente, esistono strategie per mantenere vive le nostre capacità cognitive: evitare l’uso eccessivo del GPS, sperimentare percorsi nuovi, fare attenzione a punti di riferimento, e persino utilizzare tecnologie progettate per favorire la consapevolezza spaziale (come app che suggeriscono di ascoltare suoni e indicazioni in funzione della posizione).

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- https://www.zmescience.com/science/using-your-phones-gps-all-the-time-can-impair-your-spatial-memory/
- https://www.scientificamerican.com/article/how-gps-weakens-memory-mdash-and-what-we-can-do-about-it/
- https://www.theguardian.com/global/2022/jul/03/is-your-smartphone-ruining-your-memory-the-rise-of-digital-amenesia