Dalla cura della febbre alla tosse, dalle infezioni cutanee alle malattie veneree, il cacao nei secoli ha avuto un ruolo importante in campo medico
- Il cacao veniva usato dalle civiltà mesoamericane come rimedio naturale per curare disturbi come febbre, tosse, gotta ed eruzioni cutanee
- Nel Seicento, il medico spagnolo Antonio Colmenero de Ledesma contribuì a introdurre il cioccolato nella medicina europea, adattandolo alla teoria umorale
- Tra XVII e XVIII secolo, il cioccolato veniva venduto in farmacia e miscelato con vari ingredienti medicinali per trattare febbre, infezioni, problemi intestinali e malattie veneree
- Lo sciroppo di cioccolato, fino al XIX secolo, era ampiamente usato per mascherare il sapore dei farmaci, soprattutto nelle cure pediatriche
- Oggi il cioccolato fondente è apprezzato per le sue proprietà benefiche, tra cui effetti positivi sul cuore, sul cervello e sull’umore
Il cioccolato è un dolciume universalmente conosciuto che piace indistintamente a grandi e bambini. Mangiare cioccolato crea benessere psicologico e in molti casi aiuta a risollevare l’umore.
Nel corso della storia, il cioccolato ha attraversato una continua evoluzione: da bevanda rituale e medicina tradizionale, da alimento di piacere a prodotto con riconosciute proprietà benefiche.
Il cacao nelle civiltà mesoameriche e in Europa
Le sue origini come rimedio curativo risalgono alle civiltà mesoamericane, dove veniva largamente impiegato nella medicina naturale. Testimonianze come il Badianus Manuscript del 1552 e il Florentine Codex del 1590, mostrano come i popoli aztechi e maya utilizzassero preparati a base di cacao per trattare numerosi disturbi, tra cui angina, febbre, dissenteria, gotta, tosse e infezioni cutanee. Il cacao, spesso assunto sotto forma di decotto o bevanda, veniva anche impiegato nei rituali di guarigione, con finalità sia spirituali che terapeutiche.
Con l’arrivo del cacao in Europa nel XVI secolo, il suo uso venne reinterpretato alla luce della medicina classica di Ippocrate e Galeno, basata sulla teoria dei quattro umori. Il corpo umano era costituito da quattro “umori” e ogni volta che questi si sbilanciavano, si manifestava una malattia. Le malattie potevano essere “calde” o “fredde”, “umide” o “secche”, e i medici le curavano con farmaci di classificazione opposta. Sebbene freddo per natura, il cacao poteva presumibilmente essere preparato caldo o freddo, a seconda delle necessità. A seconda delle modalità di somministrazione/ingerimento, gli effetti curativi della cioccolata si manifestavano nelle categorie umorali in modi inaspettati.
L’uso del cacao in ambito medico
Fu in questo contesto che, nel 1631, il medico spagnolo Antonio Colmenero de Ledesma pubblicò a Madrid un trattato sul cioccolato in cui analizzava le sue qualità in termini umorali, ritenendolo un alimento equilibrato tra caldo e freddo. Questa lettura permise di legittimare l’uso del cacao in ambito medico, diffondendolo nelle farmacie e tra i medici europei. Il cioccolato divenne così una sostanza esotica e preziosa, considerata capace di stimolare l’organismo, favorire la digestione e migliorare l’umore.
Tra il XVII e il XVIII secolo il cioccolato fu impiegato attivamente nella pratica farmacologica europea. Le farmacie lo proponevano in varie preparazioni terapeutiche. Mescolato con cannella per combattere i vermi intestinali, con essenza di fiori d’arancio per calmare gli spasmi, con chinino per trattare la febbre, o addirittura con cloruro di mercurio e balsamo del Perù contro le malattie veneree. Uno degli impieghi più diffusi era l’utilizzo del cioccolato come veicolo per somministrare farmaci dal gusto sgradevole. Il cosiddetto “sciroppo di cioccolato” divenne un mezzo popolare per somministrare medicine, in particolare ai bambini, e rimase in uso fino al XIX secolo.
Il cioccolato come antidepressivo
In Francia, anche il mercante Philippe Sylvestre Dufour contribuì alla diffusione della medicina al cioccolato. Nel 1685 pubblicò un trattato in cui descriveva una ricetta medicinale a base di cioccolato con zucchero, cannella, peperoncino e acqua di fiori d’arancio, formulata per avere effetti terapeutici sull’apparato digerente e sullo stato d’animo.
Ma il cioccolato ha davvero delle proprietà benefiche per l’organismo? Per quanto riguarda il contenuto nutrizionale, diversi studi hanno suggerito che i composti flavonoidi comuni nel cioccolato fondente non lavorato possano ridurre i rischi di ostruzione delle arterie e migliorare la circolazione di mani e piedi. Sfortunatamente, dalla metà del 1800, la lavorazione olandese ha rimosso l’acidità del cioccolato fondente e i suoi flavonoidi. Più o meno nello stesso periodo, si è iniziato ad aggiungere burro di cacao al cioccolato lavorato per ottenere le tavolette, insieme ai latticini e allo zucchero che oggi sono comuni nei moderni cioccolatini. Questi metodi di produzione probabilmente rendono il cioccolato più un ostacolo che un aiuto per la salute.
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Oggi, sebbene non sia più prescritto come farmaco, il cioccolato fondente è oggetto di studi scientifici che ne confermano alcune proprietà salutari. In quantità moderate può contribuire alla riduzione del colesterolo LDL, migliorare la funzione cognitiva e svolgere un’azione antidepressiva.

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