Gli squali potrebbero perdere i denti per colpa dei cambiamenti climatici

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Gli squali potrebbero perdere i denti per colpa dei cambiamenti climatici

| 07/11/2025
Fonte: Pexels

I denti degli squali si corrodono a causa dei cambiamenti climatici, mettendo a rischio la loro sopravvivenza

  • L’acidificazione degli oceani, causata dall’aumento della CO₂, può danneggiare i denti degli squali
  • Lo studio dell’Università Heinrich Heine di Dusseldorf mostra come il pH basso corroda i minerali dentali
  • I test sono stati condotti su denti di squalo pinna nera del reef a diversi livelli di acidità
  • A un pH di 7,3 si sono osservate crepe, fori e danni strutturali visibili al microscopio
  • Gli esperti avvertono che anche piccole variazioni di pH possono alterare ecosistemi marini interi

 

Immaginare uno squalo senza denti è come pensare a un leone vegetariano: improbabile, ma secondo la scienza non del tutto impossibile. L’allarme arriva da un gruppo di ricercatori dell’Università Heinrich Heine di Dusseldorf, che ha studiato gli effetti dei cambiamenti climatici e dell’acidificazione degli oceani sulla struttura dei denti di squalo. Il risultato? Il morso più temuto del mare rischia di perdere smalto, letteralmente.

L’aumento di anidride carbonica (CO₂) nell’atmosfera, spiegano gli scienziati, fa sì che gli oceani assorbano sempre più gas serra, riducendo il pH dell’acqua e rendendola più acida. Questa trasformazione non è solo un problema chimico: colpisce direttamente gli organismi marini che dipendono da strutture mineralizzate, come gusci o denti. Gli squali, in particolare, si trovano in prima linea in questa lenta ma inesorabile erosione biologica.

Denti degli squali sotto acido: cosa hanno scoperto gli scienziati

Il team di ricerca, guidato da Maximilian Baum e Sebastian Fraune, ha deciso di mettere alla prova i denti degli squali pinna nera del reef (Carcharhinus melanopterus). Gli studiosi hanno immerso denti persi naturalmente in due tipi di acqua: una con pH 8,1, simile all’attuale livello oceanico, e un’altra con pH 7,3, valore previsto per il 2300 se le emissioni di CO₂ continueranno a crescere.

Dopo otto settimane di “trattamento acido”, i denti sono stati analizzati al microscopio. “A un pH di 7,3, abbiamo osservato danni superficiali come crepe e fori, una maggiore corrosione delle radici e un deterioramento strutturale” ha spiegato Fraune. L’acqua più acida aveva infatti corroso non solo la superficie ma anche le radici e le corone dei denti, rendendoli fragili come gessetti marini.

Un futuro con squali sdentati?

Secondo Baum, i denti degli squali contengono fosfati altamente mineralizzati, molto sensibili alla corrosione. “I cambiamenti globali sono quindi di così vasta portata da poter avere un impatto sulla microstruttura dei denti di squalo” ha sottolineato lo studioso. Una prospettiva inquietante per animali che basano la propria sopravvivenza su un morso preciso e potente.

Gli esperti, però, invitano alla cautela. Lo studio ha utilizzato denti già caduti naturalmente, quindi non ha potuto considerare eventuali meccanismi di rimineralizzazione che potrebbero verificarsi negli squali vivi. Tuttavia, anche ammesso che possano riparare i danni, farlo richiederebbe un maggiore dispendio energetico, un lusso difficile da permettersi in un oceano sempre più ostile.

Ecosistemi a rischio: un effetto domino nel mare

Gli squali non sono solo predatori: sono regolatori fondamentali delle reti alimentari marine. Se la loro efficienza predatoria diminuisse a causa di denti danneggiati, l’impatto si estenderebbe a catena, alterando la struttura degli ecosistemi. Non è la prima volta che gli scienziati osservano fenomeni simili: già nel 2020, uno studio americano aveva documentato come l’acidificazione stesse sciogliendo i gusci dei granchi.

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Anche diminuzioni moderate dei valori di pH possono avere un impatto sulle specie più sensibili… Per gli squali è importante che il pH rimanga vicino alla media attuale di 8,1” conclude Baum. Una raccomandazione che suona come un avvertimento. Forse gli squali, dopo milioni di anni di evoluzione, non temono più le prede, ma le nostre emissioni. E se continueremo così, presto il mare avrà bisogno di un dentista di fiducia per i suoi predatori più iconici.

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