Un’indagine svela chi usa davvero ChatGPT, per cosa e perché sembra ormai il nuovo Google
- Una ricerca di Harvard, Duke e OpenAI ha analizzato 1,5 milioni di conversazioni con ChatGPT
- Oggi le donne rappresentano il 52% degli utenti, superando gli uomini
- Gli under 26 sono i più attivi, ma cresce anche l’uso professionale da parte di lavoratori qualificati
- L’uso personale è passato dal 53% al 73%, con richieste su ricette, fitness e consigli pratici
- Le categorie più popolari sono guida pratica, ricerca di informazioni e scrittura
ChatGPT è ormai il coinquilino digitale che tutti consultano, a volte più di un amico, un medico o persino Google. Ma cosa gli chiediamo davvero? Una ricerca condotta da Harvard, Duke, OpenAI e il National Bureau of Economic Research ha analizzato oltre 1,5 milioni di conversazioni per scoprirlo. E il risultato è un ritratto sociologico perfetto della nostra dipendenza da consigli virtuali.
Ogni giorno vengono scambiati più di 2,6 miliardi di messaggi: una quantità tale da far impallidire le chat di gruppo su WhatsApp. Se all’inizio ChatGPT era terreno maschile, oggi le donne sono in maggioranza con il 52% degli utenti. E non parliamo solo di studenti curiosi: anche professionisti con alto livello di istruzione e redditi sopra la media si affidano sempre più all’intelligenza artificiale per il lavoro e la vita quotidiana.
L’intelligenza artificiale diventa assistente personale
Il dato più curioso è che l’uso personale ha superato quello professionale. Nel giro di un anno è passato dal 53% al 73%, con un’esplosione di richieste che spaziano da “come togliere il sugo dal tappeto” a “come ritrovare la motivazione per la palestra”. Tre conversazioni su quattro riguardano guide pratiche, ricerche di informazioni o correzioni di testi. Insomma, ChatGPT è diventato una sorta di manuale di sopravvivenza per la vita moderna.
Nel contesto lavorativo, però, la scrittura resta il cuore pulsante dell’uso dell’IA. Oltre il 40% dei messaggi professionali riguarda la stesura o la revisione di documenti, e c’è chi ormai non inizia un’e-mail senza prima un “consiglio rapido” del chatbot.
ChatGPT come nuovo motore di ricerca
Tra le sette categorie individuate, tre da sole assorbono quasi tutte le domande: guida pratica (29%), ricerca di informazioni (24%) e scrittura (24%). Ma il dato più interessante è che la ricerca di informazioni è quasi raddoppiata in un anno, segno che per molti ChatGPT ha già preso il posto di Google.
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In fondo, è comodo: fa tutto, risponde in fretta e non ti bombarda di pubblicità. L’unico rischio? Che un giorno, invece di chiedere “come fare una torta di mele”, gli chiediamo direttamente “come vivere”. E lui, probabilmente, avrà già una ricetta anche per quello.

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- https://www.ai4business.it/intelligenza-artificiale/ai-generativa/cosa-viene-chiesto-a-chatgpt-openai-rivela-i-primi-dati-ufficiali/
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