“Chi lascia Facebook è meno depresso e ansioso”: i risultati di una ricerca interna tenuta nascosta

Commenti Memorabili CM

“Chi lascia Facebook è meno depresso e ansioso”: i risultati di una ricerca interna tenuta nascosta

| 17/01/2026
Fonte: Pexels

Facebook fa bene o male? Lo studio segreto che l’azienda non voleva far leggere

  • Una ricerca interna di Facebook, “Project Mercury”, mostrava che disattivare la piattaforma riduce ansia e depressione
  • Meta avrebbe sospeso lo studio sostenendo che i dati fossero influenzati dalla narrazione mediatica
  • Documenti interni rivelano contraddizioni tra le comunicazioni ufficiali e le discussioni interne sull’impatto dei social
  • L’azienda è accusata di non proteggere adeguatamente gli adolescenti, privilegiando l’engagement e lo sviluppo del metaverso
  • TikTok, Google e Snapchat sono anch’essi nel mirino per aver nascosto rischi e influenzato opinioni pubbliche

 

Chi l’avrebbe mai detto? Disattivare Facebook per una settimana può renderti più felice. Ecco la scoperta rivoluzionaria del “Project Mercury”, lo studio interno che Meta aveva avviato nel 2020 e… poi messo da parte come un vestito fuori moda. Gli utenti che abbandonavano temporaneamente la piattaforma raccontavano meno ansia, depressione e solitudine, ma il colosso social ha deciso che era meglio tacere. Il motivo ufficiale? I dati sarebbero stati contaminati dalla “narrazione mediatica esistente”. Tradotto: se i giornali già parlano male dei social, meglio non confermare il sospetto.

Dentro Meta, però, qualcuno aveva il coraggio di dire le cose come stanno. Un ricercatore arrivò persino a paragonare il silenzio aziendale a quello dell’industria del tabacco: sapevano che faceva male, ma meglio non dirlo. All’esterno, invece, l’azienda raccontava al Congresso di non avere strumenti per capire se i social danneggiassero gli adolescenti. Contraddizioni? Solo un dettaglio.

Contraddizioni e gestione della sicurezza

Il fascicolo legale depositato in California mette Meta e altri giganti sotto una luce tutt’altro che rassicurante. La ricerca interna sospesa è solo la punta dell’iceberg: i documenti suggeriscono che funzioni di sicurezza giovanile venissero progettate per essere inefficaci e che ottimizzare l’engagement significasse esporre i ragazzi anche a contenuti più rischiosi. Nel frattempo, lo staff dedicato alla protezione dei minori doveva giustificare l’inazione, e Mark Zuckerberg avrebbe dichiarato che la sicurezza dei minori non era la priorità principale perché il metaverso chiama.

Ma non solo Meta: TikTok viene accusata di aver manipolato la National PTA per influenzare dichiarazioni pubbliche, mentre Google e Snapchat sono sotto osservazione per aver evitato commenti immediati. Secondo l’azienda, tutto sarebbe frutto di citazioni estrapolate e opinioni distorte, ma l’impressione generale è che il dietro le quinte dei social sia un po’ diverso da quello che appare in pubblico.

Leggi anche: Cita in giudizio dozzine di donne per avergli dato recensioni negative sul gruppo Facebook

Un panorama sociale da leggere tra le righe

Il cuore della disputa è chiaro: quanto sapevano veramente i colossi social sugli effetti delle loro piattaforme e quante volte hanno scelto di tacere? Il Project Mercury racconta di ansia ridotta e depressione abbattuta semplicemente disconnettendosi. E mentre i ragazzi continuano a scrollare e i genitori cercano risposte, la battaglia legale promette di svelare dettagli che, fino ad oggi, erano rimasti ben nascosti. Il dibattito resta aperto: se un like può far male, forse un logout è l’atto di autocura più sottovalutato del decennio.

Copyright © 2018 - Commenti Memorabili srl
P. IVA 11414940012

digitrend developed by Digitrend