Apparenza ingannevole e alberi morenti: il lato oscuro dei polmoni verdi del Pianeta
- Le foreste pluviali del Queensland hanno smesso di assorbire CO₂ e ora la rilasciano, invertendo il loro ruolo storico
- Dal 2000 in poi, gli alberi muoiono il doppio rispetto al passato, rilasciando il carbonio accumulato nell’atmosfera
- Nonostante appaiano più verdi dallo spazio, la crescita è rallentata e il bilancio complessivo di carbonio è negativo
- Se altre foreste tropicali seguono lo stesso trend, le attuali previsioni sul riscaldamento globale potrebbero essere sottostimate
- Il problema non sono gli alberi, ma le condizioni climatiche estreme create dall’uomo che mettono a rischio la loro capacità di assorbire carbonio
Per decenni abbiamo creduto che le foreste tropicali fossero i polmoni verdi del Pianeta: silenziosi eroi pronti a inghiottire CO₂ e regalarci ossigeno a volontà. Poi è arrivata la realtà a bussare alla porta e, sorpresa, ci siamo accorti che i polmoni avevano deciso di fare sciopero. Sì, proprio così: le foreste pluviali del Queensland non solo non assorbono più carbonio, ma lo rilasciano nell’atmosfera come se stessero giocando a un gigantesco “scherzo botanico”.
Uno studio pubblicato su Nature ha monitorato 11.000 alberi per quasi mezzo secolo, e i dati parlano chiaro: fino al 2000 le foreste accumulavano carbonio, oggi ne rilasciano quasi un megagrammo per ettaro all’anno. David Bauman, coautore dello studio, non usa mezze misure: se le foreste tropicali non funzionano più come pozzi di carbonio, la strategia di piantare alberi per compensare le emissioni potrebbe risultare inutile.
Morte doppia e verde ingannevole
Il problema è semplice e terrificante: gli alberi stanno morendo il doppio rispetto al passato. E ogni albero che crolla rilascia nell’aria tutto il carbonio accumulato durante la vita, come se fosse un deposito che si svuota. Ondate di calore, siccità prolungate e cicloni sempre più violenti mettono in ginocchio anche gli alberi più resistenti. E la crescita dei nuovi alberi non riesce a compensare le perdite, lasciando un saldo negativo e un futuro climatico sempre più fosco.
Eppure, vista dallo Spazio, la foresta sembra in ottima forma. Le chiome sono più verdi del 20% rispetto agli anni Ottanta, grazie all’effetto fertilizzante della CO₂. Ma è solo una facciata: la fotosintesi aumenta, ma il carbonio effettivamente immagazzinato nel legno non cresce. Alberi più verdi, ma più deboli e più brevi di vita.
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Il canarino nella miniera globale
L’Australia potrebbe essere solo il canarino nella miniera. Se le foreste tropicali di tutto il mondo dovessero seguire lo stesso percorso, le previsioni sul riscaldamento globale sarebbero sottostimate. Gli accordi di Parigi, le strategie di mitigazione e gli obiettivi di neutralità carbonica rischiano di diventare carta straccia se non si agisce subito. Il messaggio è chiaro: non possiamo più dare per scontato che gli alberi risolvano da soli i nostri problemi climatici. Proteggerli rimane essenziale, ma la decarbonizzazione deve diventare radicale, immediata e non negoziabile. Le foreste non sono colpevoli: siamo noi che stiamo facendo loro il brutto scherzo.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://www.greenme.it/ambiente/il-tradimento-delle-foreste-tropicali-da-alleate-a-nemiche-del-clima/
- https://www.nature.com/articles/s41586-025-09497-8#citeas
- https://www.theguardian.com/environment/2025/oct/16/australian-tropical-rainforest-trees-switch-carbon-sink-emissions-source
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