Gli italiani non sanno l’italiano: tutti gli errori (ed orrori) grammaticali che commettiamo più frequentemente

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Gli italiani non sanno l’italiano: tutti gli errori (ed orrori) grammaticali che commettiamo più frequentemente

| 19/01/2026
Fonte: Pexels

Perché “qual’è” continua a tormentarci e altri misteri linguistici tutti italiani

  • Gli italiani commettono errori grammaticali frequenti, soprattutto con apostrofi, congiuntivo e punteggiatura
  • Molte sviste derivano dall’uso di internet, abbreviazioni e anglicismi che indeboliscono la padronanza linguistica
  • Indagini e dati mostrano che 7 italiani su 10 inciampano in errori nel parlato e nello scritto
  • Le gaffe più diffuse includono “qual’è”, “pultroppo”, “propio”, “avvolte”, “daccordo” e l’uso errato di C e Q
  • Per migliorare, gli esperti consigliano lettura costante, scrittura a mano e giochi linguistici come i quiz dedicati all’italiano

 

Gli italiani e la grammatica hanno un rapporto complicato: un misto di grande amore e piccole fughe dal senso del dovere. Da un lato ci vantiamo di parlare una delle lingue più belle del mondo, dall’altro continuiamo a inciampare negli stessi errori, come se la tastiera avesse deciso di metterci lo zampino. Non è un caso che quasi 7 italiani su 10 battaglino ogni giorno con apostrofi, accenti e congiuntivi come se fossero boss di fine livello.

Il problema, dicono gli esperti, nasce anche dall’abuso di internet, delle abbreviazioni e di tutti quei neologismi che ci fanno credere che “tt” sia un modo accettabile per scrivere “tutto”. E mentre digitiamo in velocità, ecco spuntare perle come “qual’è”, “pultroppo” e “propio”, che ormai vivono nei commenti online meglio di molte specie protette.

Gli errori più frequenti secondo gli esperti

A dominare la classifica degli strafalcioni c’è lui, il temuto apostrofo, responsabile del 62% delle gaffe. Non è semplice, certo, ma neanche così fantasioso: vuole ordine e coerenza. Poi c’è il congiuntivo, con cui gli italiani litigano da anni, dando vita a frasi come “spero che hai capito”, che fanno tremare sociologi e insegnanti. I pronomi seguono a ruota, insieme ai tempi verbali e all’eterna confusione tra C e Q che ci regala gioielli come “evaquare” o “profiquo”.

Gli errori non finiscono qui. Abbiamo il classico “ne o né”, la punteggiatura usata come se si stesse decorando un albero di Natale, e la disfida infinita tra “un po”, “un po’” e “un pò”, con quest’ultimo che continua a comparire ovunque nonostante sia sbagliato. Senza contare il dubbio amletico tra “e ed” o “a ad”, spesso risolto con una d eufonica piazzata a caso.

Leggi anche: I 10 errori grammaticali che gli italiani commettono più spesso

Le varianti più creative e come migliorare

Nel reparto degli strafalcioni originali spuntano chicche come “ceretta al linguine”, “salciccia”, “cortello” e l’uso della K al posto della C, una tendenza che fa imbufalire gli amanti della lingua. Per fortuna esistono metodi per migliorare: leggere regolarmente, riscoprire la scrittura a mano, ridurre il ricorso ai chatbot e persino allenarsi giocando, come con i book-game. Un modo semplice e divertente per ricordarsi che la nostra lingua merita attenzione e cura, anche quando la tentazione di scrivere “pultroppo” è forte.

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