Dalle ascelle ai laboratori: la sorprendente nuova frontiera della diagnostica
- Il sudore contiene biomarcatori utili per rilevare malattie come diabete, Parkinson e alcuni tipi di cancro
- I patch cutanei permettono di monitorare sostanze come droga, alcol e metalli pesanti in modo non invasivo
- Nuovi sensori indossabili raccolgono il sudore tramite microcanali e stimolazione elettrica per analisi continue
- L’AI aiuta a interpretare i dati dei sensori, individuando pattern utili a diagnosi precoci
- Restano problemi: poca sudorazione a riposo, difficoltà nel validare i biomarcatori e limiti energetici dei dispositivi
La prospettiva di dire addio agli aghi è già di per sé rivoluzionaria. Gli scienziati stanno infatti scoprendo che il sudore, quella fastidiosa compagnia durante una corsa estiva, è in realtà pieno di informazioni biologiche preziose. Non serve più un laboratorio affollato: basta una patch sulla pelle e un po’ di pazienza, perché ogni goccia diventa un messaggio in codice sulla nostra salute.
Le analisi dimostrano che il sudore contiene tracce utili a individuare condizioni come diabete, Parkinson e persino alcuni tipi di cancro. In passato si usava soprattutto nei casi di mucoviscidosi o per test antidroga, ma oggi le tecniche sono molto più sofisticate, al punto da riuscire a distinguere molecole che indicano specifiche patologie. I laboratori non devono più lottare con le interferenze tipiche del sangue e dell’urina: il sudore, almeno su questo, è un paziente modello.
Droghe, alcol e metalli: il sudore parla chiaro
Il suo potenziale non si limita al mondo medico. Analisi avanzate permettono di rilevare cocaina, eroina, THC e altri composti direttamente da una patch adesiva. In certi casi il sudore è addirittura più utile del sangue o dell’urina: ad esempio l’eroina lascia una traccia specifica, il 6-acetilmorfina, che non compare con altre sostanze.
Lo stesso vale per l’alcol, con studi che mostrano correlazioni tra l’etanolo nel sudore e quello nel sangue. Non meno interessante è il capitolo dei metalli pesanti: il sudore può contenere quantità significative di piombo, cadmio, nichel o mercurio, diventando uno strumento valido per monitorare esposizioni a sostanze tossiche.
Tecnologia indossabile: la nuova frontiera
Tutto questo è possibile grazie a dispositivi sempre più piccoli e intelligenti. I sensori sfruttano microcanali simili a microscopici impianti idraulici che guidano il sudore verso zone di analisi. E quando la pelle non collabora, entra in gioco l’iontoforesi, una tecnica che stimola la sudorazione con una corrente lieve.
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A interpretare tutta questa mole di dati ci pensa l’intelligenza artificiale, che individua schemi e segnali utili a capire se qualcosa non va. L’obiettivo è la diagnosi precoce, anche se restano problemi concreti: non si suda abbastanza da fermi, i biomarcatori non sempre sono clinicamente definiti e i dispositivi devono ancora migliorare in autonomia energetica. Il sudore, insomma, potrebbe presto diventare la nuova frontiera della diagnostica. E per una volta, sudare servirà davvero a qualcosa.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://studyfinds.org/sweat-could-soon-replace-blood-tests/
- https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2095177925002904?via%3Dihub
- https://www.researchgate.net/publication/396780138_Sweat_as_a_diagnostic_biofluid_analytical_advances_and_future_directions
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