Eterna giovinezza? I nanofiori che fanno ringiovanire le cellule

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Eterna giovinezza? I nanofiori che fanno ringiovanire le cellule

| 02/02/2026
Fonte: Twitter

Nanoparticelle, mitocondri e staminali: la scienza che prova a battere il tempo

  • La Texas A&M University ha scoperto nanoparticelle chiamate nanofiori che potenziano le cellule
  • I nanofiori aumentano la produzione di mitocondri nelle cellule staminali
  • Le staminali potenziate trasferiscono energia più rapidamente alle cellule in difficoltà
  • Potenziali applicazioni riguardano malattie degenerative e deficit energetici dei tessuti
  • L’obiettivo finale è rallentare i processi di invecchiamento senza creare illusioni di immortalità

 

Immaginate di poter dare alle vostre cellule un caffè doppio ogni mattina: questo è il principio dietro i cosiddetti nanofiori, minuscole particelle sviluppate dai ricercatori della Texas A&M University. L’idea è semplice eppure rivoluzionaria: se l’invecchiamento deriva anche dal declino dei mitocondri, perché non crearne di nuovi e consegnarli alle cellule che arrancano?

Queste particelle microscopiche, fatte di disolfuro di molibdeno, entrano nelle cellule staminali e attivano una risposta naturale che raddoppia la produzione di mitocondri. Le staminali diventano così piccole fabbriche energetiche, pronte a trasferire mitocondri alle cellule che ne hanno più bisogno.

Ricaricare la batteria biologica

Il meccanismo non è nuovo: le cellule già si scambiano mitocondri in natura, ma molto lentamente. Con i nanofiori, invece, il trasferimento è fino a quattro volte più veloce. Le cellule riceventi recuperano energia, sopportano meglio lo stress e sembrano ringiovanire, come se qualcuno avesse semplicemente sostituito la batteria scarica con una nuova.

Un ricercatore lo ha sintetizzato così: è come sostituire la batteria usurata di un device elettronico con una nuova, senza dover cambiare l’intero dispositivo. Non immortali, ma decisamente più pimpanti.

Applicazioni che sfidano la fantasia

Se la tecnica supererà le sperimentazioni, le applicazioni potrebbero essere enormi: cellule nervose più resistenti potrebbero combattere l’Alzheimer, quelle muscolari compensare deficit energetici alla base della distrofia, e il fegato o il pancreas potrebbero metabolizzare meglio sostanze come il glucosio, aprendo nuove prospettive sul diabete.

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Il sogno degli scienziati non è fermare il tempo, ma restituire energia alle cellule che l’hanno persa, rallentando i processi degenerativi senza illusioni di eternità. Per ora siamo agli inizi, ma l’idea che l’invecchiamento possa essere affrontato a livello cellulare ha già acceso la curiosità della comunità scientifica e del pubblico.

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