I cani capiscono i conflitti familiari e prendono le parti del più debole
- I cani riconoscono chi è la vittima e chi l’aggressore durante un litigio umano
- Tendono ad avvicinarsi e a consolare la persona più debole
- Evitano l’aggressore e mostrano segnali di pacificazione
- Il comportamento emerge anche se l’aggressore è la persona a cui il cane è più legato
- Lo studio è stato condotto dall’Università di Buenos Aires su 23 cani
Chi vive con un cane lo sospetta da tempo. Ora arriva anche la conferma scientifica. Quando due persone litigano, il cane di famiglia osserva, valuta e prende posizione. E non lo fa a caso. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Ethology e condotto dall’Università di Buenos Aires, i cani sono in grado di riconoscere chi subisce il torto e di offrire sostegno emotivo alla vittima.
Il principio sembra chiaro: stare dalla parte del più debole. I ricercatori spiegano che i cani provano stress quando assistono a un conflitto e reagiscono cercando di ridurre la tensione all’interno del gruppo familiare.
Lo studio e la simulazione del litigio
Il team guidato dalla professoressa Mariana Bentosela ha analizzato il comportamento di 23 cani di razze diverse, tra cui Barboncini, Bassotti, Border Collie e Siberian Husky. Gli animali hanno assistito a una simulazione di litigio tra due persone familiari, con uno dei due che assumeva un ruolo chiaramente aggressivo, anche attraverso gesti fisici minacciosi.
Al termine della scena, i due “contendenti” rimanevano nella stanza senza chiarirsi. È proprio in questa fase post-conflitto che i cani hanno mostrato i comportamenti più interessanti, permettendo agli studiosi di osservare reazioni spontanee e non condizionate.
Consolazione e evitamento: il linguaggio di Fido
I risultati sono stati netti. Durante e dopo il litigio, i cani guardavano più spesso la vittima, si avvicinavano a lei e trascorrevano più tempo al suo fianco. Questo comportamento affiliativo si trasformava in vera e propria consolazione, soprattutto nella fase successiva al conflitto.
Al contrario, l’aggressore veniva evitato. I cani riducevano il contatto e mostravano quello che gli etologi definiscono atteggiamento di evitamento. In 15 casi su 23, gli animali si muovevano intorno alla vittima, ignorando chi aveva causato il conflitto.
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Segnali pacificatori e imparzialità emotiva
Non solo. I cani mettevano in atto anche segnali pacificatori, come abbassare la coda e le orecchie, sbadigliare o accovacciarsi, gesti tipici della comunicazione canina usati per calmare chi è agitato. Un dato sorprendente riguarda il legame affettivo: anche se l’aggressore era la persona più amata, il cane non si schierava automaticamente con lei. Lo studio dimostra che il livello di attaccamento non influenza la scelta. Fido valuta il contesto, percepisce le emozioni e si comporta di conseguenza. La ricerca rafforza l’idea di una profonda empatia interspecifica tra esseri umani e cani, frutto di una lunga convivenza e di quella che gli esperti definiscono una vera osmosi emozionale.

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- https://www.fanpage.it/kodami/quando-gli-umani-litigano-il-cane-prende-le-parti-del-piu-debole-e-lo-consola-lo-studio/p2/
- https://www.researchgate.net/publication/385293642_Third-Party_Affiliation_in_Domestic_Dogs_During_and_After_a_Human_Conflict
- https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2025Ethol.131E3522R/abstract
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