Quando smontare una bufala fa credere ancora di più alla bufala
- I fact-checking che ripetono i sintomi paurosi di una malattia possono rafforzare la credenza in rimedi falsi invece di smontarli
- Il contesto emotivo e la percezione personale della malattia aumentano la vulnerabilità all’effetto boomerang
- La ripetizione della combinazione paura-soluzione crea un legame emotivo con il rimedio falso, rendendolo più convincente
- Correggere senza menzionare i sintomi spaventosi funziona meglio, concentrandosi sul perché il rimedio è inefficace
- L’industria della salute e i social media spesso sfruttano inconsapevolmente questo effetto, promuovendo false cure tramite paura
Chi l’avrebbe detto? A volte, provare a smontare un mito sanitario può trasformarsi in un involontario spot pubblicitario. Uno studio dell’Università di Tianjin ha scoperto che i fact-checking che ripetono i sintomi spaventosi di una malattia mentre smentiscono un rimedio falso possono paradossalmente far credere alle persone che il rimedio funzioni davvero.
Prendiamo Sarah: legge su Facebook che la carenza di vitamine provoca gengive sanguinanti e che i multivitaminici risolvono tutto. Pochi giorni dopo, un fact-check spiega: “Mito sfatato: la carenza vitaminica è grave e causa sanguinamento gengivale, ma i multivitaminici non migliorano la salute generale“. Eppure Sarah, al supermercato, finisce per mettersi lo stesso flacone nel carrello. Lo studio dimostra che ripetere il problema mentre si smentisce la soluzione falsa rafforza il legame emotivo tra paura e rimedio, rendendo la bufala più credibile.
Paura vs logica: perché le smentite falliscono
I ricercatori hanno analizzato 180 persone con tre tipi di testi: neutrali, falsi rimedi con smentita senza paura, e falsi rimedi con sintomi spaventosi più smentita. Solo l’ultimo gruppo ha mostrato una maggiore fiducia nel rimedio falso. Sorprendentemente, la paura non aumentava l’ansia reale, ma faceva sembrare il rimedio più efficace. L’effetto era più forte quando la malattia era percepita come rilevante per la persona.
L’illusione nasce da una logica interna al cervello: problema spaventoso, soluzione semplice. Anche se il fact-checking smonta la soluzione, il cervello tende a conservare il collegamento emotivo con il rimedio. La correzione, se troppo accurata ma paurosa, finisce per fare pubblicità involontaria alla bufala.
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Strategie per combattere la disinformazione
La soluzione? Concentrarsi sul perché il rimedio non funziona, evitando di ribadire i sintomi paurosi. Questo approccio riduce l’effetto boomerang e aiuta la verità a restare impressa. L’industria della salute e i social media devono anche riconsiderare il marketing basato sulla paura. Annunci che combinano malattia e soluzione miracolosa sfruttano le stesse vulnerabilità cognitive studiate dai ricercatori. Evitare di rinforzare la paura e spiegare chiaramente i limiti dei rimedi è la chiave per non alimentare ulteriori bufale.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://studyfinds.org/fear-is-why-people-believe-health-lies/
- https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0001691826002192
- https://www.researchgate.net/publication/400584394_Fear_appeals_amplify_the_continued_influence_effect_of_health_wish_rumor_Mediation_of_perceived_efficacy
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