Masayuki Oki, il fotografo dei gatti randagi di Tokyo che li ritrae da 13 anni senza filtri

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Masayuki Oki, il fotografo dei gatti randagi di Tokyo che li ritrae da 13 anni senza filtri

| 29/03/2026
Fonte: Pexels

Altro che “brutti gatti”: così Masayuki Oki racconta la vera personalità dei randagi

  • Masayuki Oki, fotografo originario di Tokyo, dal 2013 ritrae esclusivamente gatti randagi incontrati per strada
  • La sua passione nasce dopo aver fotografato un gatto in un parco, che lo spinge a cercarne e immortalarne altri
  • Le sue immagini mostrano espressioni spontanee e caratteri unici, senza costruzioni artificiali
  • Ha raccolto gli scatti nel libro “Busa Nyan”, titolo che significa “brutto gatto” ma con accezione affettuosa in giapponese
  • Oggi viaggia anche fuori Tokyo, continuando a fotografare gatti di strada in tutto il mondo

 

Masayuki Oki non cerca modelle, non allestisce set e non distribuisce croccantini per convincere qualcuno a mettersi in posa. Dal 2013 fotografa esclusivamente gatti randagi, incontrati per caso tra parchi, vicoli e quartieri di Tokyo. Tutto è cominciato durante una passeggiata, quando un felino libero e diffidente ha attirato la sua attenzione. Uno scatto, poi un altro. E da quel momento non si è più fermato.

Quell’incontro è diventato l’origine di un progetto che dura da tredici anni. Oki ha iniziato a tornare nello stesso parco per cercare nuovi soggetti, poi ha ampliato il raggio d’azione fino a trasformare la sua passione in una vera e propria missione fotografica: raccontare il mondo dei gatti di strada attraverso il suo obiettivo.

Un amore nato per caso diventato progetto fotografico

Le sue immagini non cercano la perfezione patinata. Al contrario, catturano salti improvvisi, sbadigli teatrali, schiene arcuate e sguardi torvi dietro una staccionata. Ogni scatto è rapido, diretto, costruito con una reflex e con un’attenzione quasi istintiva al momento giusto.

Oki si muove con discrezione, si avvicina senza invadere e aspetta che il gatto faccia semplicemente il gatto. È proprio questa naturalezza a rendere le fotografie così efficaci. Nei suoi ritratti emerge una personalità autentica, mai forzata, che restituisce dignità e carattere a animali spesso ignorati.

Busa Nyan – quando “brutto” diventa un complimento

Il percorso di Oki ha trovato una forma concreta nel libro Busa Nyan. Tradotto letteralmente significherebbe “brutto gatto”, ma in giapponese l’espressione ha una sfumatura più tenera, quasi giocosa. Non indica un difetto, bensì un fascino spontaneo, imperfetto e per questo irresistibile.

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Il gatto che compare sulla copertina è lo stesso che ha dato inizio a tutto. Oki lo considera il punto di svolta della sua carriera. Da Tokyo, oggi il fotografo viaggia anche all’estero, ma il soggetto resta lo stesso: gatti randagi, colti nel loro habitat urbano. Nessuna messa in scena, nessuna morale da impartire. Solo l’idea, semplice e coerente, che ogni micio abbia una storia scritta nello sguardo – e che qualcuno debba avere la pazienza di coglierla al momento giusto.

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