Un viaggio olfattivo tra scienza e storia che riscrive la mummificazione
- L’odore delle mummie deriva soprattutto dalle sostanze usate per l’imbalsamazione e non dalla decomposizione
- Gli scienziati hanno analizzato i gas attorno a 19 mummie per studiarne i composti chimici
- Sono state identificate quattro categorie principali di ingredienti: grassi, cera d’api, resine e bitume
- Le tecniche di mummificazione si sono evolute nel tempo diventando sempre più complesse
- Il metodo utilizzato permette di studiare reperti fragili senza danneggiarli
C’è qualcosa di sorprendentemente moderno nello studio delle mummie: non si guardano soltanto, si “annusano”. Un team di ricercatori ha infatti scoperto che il caratteristico odore delle mummie racconta molto più della semplice decomposizione. Grazie a tecnologie avanzate, è stato possibile analizzare i composti organici volatili (VOC) presenti nell’aria attorno a resti antichissimi, aprendo una nuova finestra sulle pratiche funerarie dell’antico Egitto.
L’indagine ha coinvolto 19 mummie datate tra il 3200 a.C. e il 395 d.C., insieme a bende e materiali di imbalsamazione. Senza toccare direttamente i reperti, gli scienziati hanno “catturato” i gas circostanti, isolando le tracce chimiche. Il risultato? Un vero e proprio profilo olfattivo che permette di capire quali sostanze venivano utilizzate e come le tecniche si sono evolute nei secoli.
Ingredienti e tecniche che cambiano nel tempo
Dall’analisi emergono quattro grandi categorie di ingredienti: grassi e oli, cera d’api, resine vegetali e bitume. Ognuno di questi elementi lascia una firma chimica ben riconoscibile. I grassi e gli oli producono composti aromatici e acidi grassi, mentre la cera d’api contribuisce con sostanze più semplici ma distintive. Le resine vegetali, invece, rilasciano molecole complesse, e il bitume aggiunge composti tipici di origine petrolifera.
La vera scoperta, però, è l’evoluzione nel tempo. Le mummie più antiche mostrano un uso prevalente di ingredienti semplici come oli e grassi, mentre quelle più recenti rivelano miscele sofisticate, con resine e bitume combinati in veri e propri “ricettari chimici”. Non solo: le analisi indicano che gli imbalsamatori applicavano trattamenti diversi a seconda delle parti del corpo, segno di una conoscenza tecnica molto più avanzata di quanto si pensasse.
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Un metodo rivoluzionario per studiare il passato
Oltre ai risultati, colpisce il metodo. Questa tecnica consente di studiare reperti estremamente delicati senza danneggiarli, un passo avanti fondamentale per l’archeologia. Analizzare l’aria invece dei materiali stessi permette di preservare le mummie e allo stesso tempo ottenere informazioni dettagliate su materiali, tecniche e strategie di conservazione. In pratica, il passato non viene più solo osservato o scavato: viene anche “respirato”. E in quell’odore antico, sorprendentemente, si nasconde una storia complessa fatta di innovazione, ritualità e conoscenza chimica che attraversa millenni.

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- https://www.focus.it/cultura/storia/l-odore-delle-mummie-svela-i-segreti-dell-imbalsamazione
- https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0305440326000208?via%3Dihub
- https://www.researchgate.net/publication/401400439_Volatile_compounds_reveal_the_composition_of_embalming_materials_used_in_Egyptian_mummification
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