“Maxxing”, l’ossessione per migliorare e massimizzare le cose diventa un trend

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“Maxxing”, l’ossessione per migliorare e massimizzare le cose diventa un trend

| 25/07/2026
Fonte: Pexels

Dai social alla dittatura del potenziamento continuo: la filosofia del to max out promette la perfezione ma nasconde insidie

  • Il termine maxxing deriva dal concetto videoludico del to max out e indica la tendenza social a voler potenziare al massimo ogni singola abilità o caratteristica umana
  • La tendenza affonda le sue radici storiche nel movimento del looksmaxxing nato online intorno al 2015 con l’obiettivo di ottimizzare l’aspetto fisico per l’accettazione sociale
  • La proliferazione dei trend digitali ha generato ramificazioni specifiche come lo studymaxxing per il rendimento accademico, il moneymaxxing per le finanze e il socialmaxxing
  • Esiste una netta divisione tra il soft maxxing che include la cura della pelle, la postura e il sonno regolare e l’healthmaxxing focalizzato su nutrizione e riposo sano
  • La deriva più pericolosa prende il nome di hardmaxxing e spinge gli utenti verso comportamenti rischiosi come interventi invasivi, digiuni rigidi e uso improprio di sostanze

 

Il vocabolario delle piattaforme social si arricchisce continuamente di neologismi volti a trasformare l’esistenza in una perenne sessione di allenamento. L’ultima frontiera del perfezionismo digitale è rappresentata dal maxxing, un termine mutuato dal verbo inglese to max out che nel linguaggio dei videogiochi indica il raggiungimento del livello massimo di abilità per un personaggio. Questa filosofia spinge gli utenti a considerare il proprio corpo, la postura, lo studio, le finanze e persino le relazioni interpersonali come parametri tecnici da aggiornare costantemente attraverso un monitoraggio ossessivo.

Il fenomeno non è del tutto inedito ma affonda le proprie radici nel panorama digitale dello scorso decennio. Come evidenziato dai database di Skuola Net, già intorno al 2015 si registravano le prime tracce di looksmaxxing, ovvero il tentativo mirato di massimizzare l’attrattiva estetica per guadagnare sicurezza ed essere accettati all’interno della comunità. Oggi il trend ha subito una forte accelerazione di stampo virale, frammentandosi in categorie specifiche come lo studymaxxing per il profitto nello studio, il moneymaxxing per la gestione economica e il socialmaxxing per l’efficacia relazionale.

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Dal potenziamento soft alla trappola del controllo totale sul corpo

La galassia di questa tendenza si divide in due approcci ben distinti dal punto di vista dell’impatto biologico. Il versante più accessibile e moderato è rappresentato dal soft maxxing, che promuove il miglioramento di abitudini quotidiane come la cura della cute, la scelta dei vestiti, l’attività fisica e la correzione posturale. In questo filone si inserisce anche l’healthmaxxing, una variante interamente focalizzata sui benefici dell’alimentazione equilibrata e sulla regolarità delle ore di riposo notturno, mentre il socialmaxxing punta a ridefinire i canali di interazione con il prossimo.

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I rischi di questa mentalità emergono in modo netto quando la ricerca del progresso si converte in un controllo ossessivo della propria anatomia. La deriva più estrema e preoccupante prende il nome di hardmaxxing, un territorio che include pratiche mediche invasive, regimi di digiuno estremamente rigidi e l’uso improprio di sostanze dannose per modificare l’aspetto. Quando ogni singolo dettaglio biologico viene percepito come un difetto intollerabile da emendare, il meccanismo smette di fungere da stimolo motivazionale per trasformarsi in una trappola psicologica alimentata dalla pressione sociale.

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