Perché perdiamo gli amici? Lo spiega la teoria dei 5 anni

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Perché perdiamo gli amici? Lo spiega la teoria dei 5 anni

| 13/09/2026
Fonte: Pexels

La crescita personale e i cambiamenti di contesto trasformino i vecchi compagni in perfetti estranei

  • La teoria dello sconosciuto dopo cinque anni spiega come l’evoluzione personale la transizione di vita e le nuove priorità trasformino molti amici in estranei
  • Perdere i contatti con vecchi compagni di studi o colleghi non è un fallimento ma rappresenta la naturale evoluzione delle relazioni interpersonali
  • L’allontanamento avviene spesso in modo graduale e senza drammi quando vengono meno i contesti condivisi come la scuola il lavoro o la città
  • Solo i legami basati su una profonda connessione emotiva riescono a superare la distanza fisica e le trasformazioni della vita quotidiana
  • La terapeuta familiare Amanda Burback consiglia di investire nei rapporti con sforzo reciproco senza pretendere che ogni amicizia duri per sempre

 

Quante volte vi è capitato di incrociare per strada il vostro inseparabile compagno di banco o il collega con cui condividevate ogni pausa caffè e limitarvi a un cenno d’intesa, come se foste due perfetti sconosciuti? Se il solo pensiero vi provoca un pizzico di malinconia, consolatevi: non avete sbagliato nulla nel vostro modo di coltivare i rapporti. La spiegazione scientifica arriva dalla psicologia e si chiama teoria dello sconosciuto dopo cinque anni.

Come ha raccontato la terapeuta familiare Amanda Burback alla testata Vice, la naturale crescita personale, il cambio di priorità e le inevitabili transizioni della vita rimodellano costantemente la nostra rete sociale. La maggior parte delle persone che oggi consideriamo fondamentali nel nostro quotidiano finirà per diventare del tutto estranea nell’arco di un quinquennio, e lo stesso accadrà a parti inverse. Si tratta di un processo dinamico e del tutto fisiologico.

Cambiamenti di contesto e la chiave per le relazioni durature

Perdere i contatti con qualcuno non equivale a un fallimento relazionale, ma rappresenta semplicemente la naturale evoluzione della crescita personale. Spesso l’allontanamento si consuma senza bisogno di litigi o rotture clamorose. Frequentare lo stesso edificio scolastico, lavorare nella medesima azienda o vivere nel medesimo quartiere rende estremamente facile vedersi. Quando però il contesto condiviso viene meno, la quotidianità si interrompe e due persone finiscono per intraprendere strade completamente diverse.

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Soltanto i legami fondati su una connessione emotiva profonda riescono a resistere al tempo, alla distanza geografica e ai ritmi di vita mutati. Per vivere questo fenomeno con maggiore serenità, la dottoressa Burback suggerisce di modificare l’approccio con cui guardiamo agli affetti. L’atteggiamento più sano consiste nell’investire dove esiste uno sforzo reciproco da entrambe le parti, smettendo finalmente di misurare la bontà di un’amicizia esclusivamente in base alla sua durata eterna.

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