Crisis friend: chi è l’amico che si fa vivo soltanto nelle difficoltà

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Crisis friend: chi è l’amico che si fa vivo soltanto nelle difficoltà

| 15/09/2026
Fonte: Pexels

Tra conti correnti emotivi e relazioni a senso unico: come gestire chi sparisce nella gioia e riappare nel dramma

  • Il rapporto Our Epidemic of Loneliness and Isolation attesta che la solitudine colpisce una persona su due riducendo la rete sociale a legami superficiali
  • Il termine crisis friend indica chi si fa vivo solo nelle emergenze personali
  • L’esperta Shasta Nelson distingue il fenomeno dalla temporanea crisis season, legata a eventi gravi come lutti, separazioni o perdite del lavoro
  • Attraverso la metafora del conto corrente relazionale, l’esperta spiega che le richieste di aiuto sono prelievi che richiedono precedenti depositi di presenza
  • Il fenomeno si diffonde a causa di reti sociali ristrette che concentrano il carico emotivo su pochissimi interlocutori senza reale reciprocità

 

Avete presente quel contatto in rubrica che non manda un messaggio per mesi ma riappare magicamente solo per raccontarvi la sua ultima disgrazia? Nel panorama delle relazioni moderne è nato il crisis friend, un’etichetta emersa per descrivere chi coltiva i rapporti umani esclusivamente durante le proprie tempeste personali. Come evidenziato dal rapporto Our Epidemic of Loneliness and Isolation redatto dall’U.S. Surgeon General, una persona su due si sente sola. Questa carenza di socialità porta a restringere il proprio cerchio affettivo, trasformando alcuni amici in veri e propri prosciugatori di energie emotiva.

Intervistata da USA Today, l’esperta di relazioni Shasta Nelson ha spiegato che la caratteristica di questa figura è la totale assenza nella quotidianità serena. Bisogna tuttavia evitare di fare di tutta l’erba un fascio, distinguendo la dinamica tossica da una passeggera crisis season. Se un conoscente sta affrontando la perdita del lavoro, un lutto o una dolorosa separazione, è del tutto fisiologico che richieda un sostegno straordinario. Il vero problema sorge quando la tragedia diviene la sola modalità di contatto mantenuta nel tempo, trasformando l’amicizia in un pronto soccorso a chiamata unica.

La metafora del conto corrente e il deficit di reciprocità

Per illustrare chiaramente il meccanismo, Shasta Nelson ricorre alla metafora del conto corrente relazionale. Ogni chiamata disinteressata, caffè condiviso o momento di svago rappresenta un versamento sul fondo comune del rapporto. Al contrario, ogni richiesta di aiuto o sfogo personale equivale a un prelievo di energie. Se la storia dell’amicizia vanta un solido patrimonio di presenza e reciprocità, superare un momento difficile non impoverisce il legame. Se invece si continua a prelevare senza mai depositare nulla, il conto va immancabilmente in rosso.

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La progressiva contrazione delle reti sociali spinge molti individui a scaricare l’intero peso dei propri bisogni emotivi su uno o due interlocutori. Questa concentrazione aumenta il rischio di creare relazioni sbilanciate e prive di un reale ascolto reciproco. Riconoscere questa tendenza non significa voltare le spalle a chi si trova in una fase difficile o negare il proprio aiuto. L’obiettivo consiste piuttosto nel prenderne consapevolezza per ricostruire legami sani, basati su scambi paritari e non sull’utilitarismo emotivo nei momenti di sconforto.

@elliemcmakin

Btw before you get all upset there is a difference between the crisis friend im talking about and someone who manufactures crisises to one up yours. #friendship #adulthood

♬ original sound – Ellie McMakin

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