Faccende domestiche, le coppie stanno peggio quando non sono d’accordo neanche su chi le sta facendo
- Uno studio della University of Queensland ha analizzato 235 coppie eterosessuali conviventi nel Regno Unito
- I ricercatori hanno distinto le faccende domestiche in carico fisico, cognitivo ed emotivo
- Maggiori discrepanze tra i partner sulla divisione effettiva del lavoro erano associate a una peggiore qualità della relazione
- Lo studio misura le percezioni dichiarate dai partner e non la quantità di lavoro domestico osservata direttamente
- La ricerca è correlazionale: non dimostra che il disaccordo sulle faccende sia la causa del peggioramento della relazione
La lavastoviglie, poverina, potrebbe essere innocente. Il problema delle faccende domestiche in una coppia non riguarda soltanto chi le fa, ma anche una questione molto più sottile: siamo almeno d’accordo su chi le sta facendo? Secondo uno studio pubblicato il 22 luglio 2026 su Scientific Reports, maggiori discrepanze tra le percezioni dei partner sulla divisione del lavoro domestico sono associate a una qualità peggiore della relazione.
La ricerca, intitolata A dyadic examination of the division of household labor and relationship quality from a tri-load perspective, è stata realizzata da Sarah P. Coundouris e Julie D. Henry, della School of Psychology della University of Queensland di Brisbane, in Australia.
La data è importante: non si tratta di uno studio pubblicato a fine agosto. Il lavoro è uscito il 22 luglio 2026, dopo essere stato ricevuto il 12 agosto 2025 e accettato il 30 giugno 2026. La ricerca è semplicemente tornata a circolare nelle settimane successive.
Lo studio sulle faccende domestiche considera anche il lavoro invisibile: pianificare appuntamenti, organizzare la spesa e occuparsi dei bisogni emotivi della famiglia
Coundouris e Henry hanno adottato una prospettiva definita tri-load, cioè hanno suddiviso il lavoro domestico in tre categorie: carico fisico, cognitivo ed emotivo. Una distinzione non proprio secondaria, perché limitarsi a contare chi passa l’aspirapolvere rischia di fotografare soltanto la parte del lavoro che lascia impronte visibili.
Il carico fisico comprende attività concrete come lavare, pulire, fare manutenzione, preparare il cibo, occuparsi degli animali domestici e gestire le finanze; nelle famiglie con figli comprende anche attività come lavarli, vestirli, nutrirli e accompagnarli.
Il carico cognitivo riguarda invece il pensare, pianificare e organizzare: ricordarsi cosa comprare e dove, stabilire gli orari per accompagnare e riprendere i figli, programmare appuntamenti ed eventi oppure ricordare agli altri componenti della famiglia che una certa faccenda va fatta. Insomma, quel lavoro che non produce necessariamente una pila di piatti puliti, ma senza il quale prima o poi qualcuno scopre alle 7:45 che alle 8:00 il figlio doveva essere dal dentista.
Infine c’è il carico emotivo: anticipare i bisogni degli altri, offrire sostegno, ascoltare preoccupazioni, rassicurare, consolare un bambino oppure confortare il partner durante un momento difficile. Secondo le autrici, carico cognitivo ed emotivo hanno una particolarità: spesso rimangono invisibili agli altri e non possiedono confini temporali netti. Si può smettere di stirare una camicia; è un po’ più difficile timbrare il cartellino quando si tratta di ricordarsi tutto ciò che serve alla famiglia.
Il campione finale comprendeva 235 coppie eterosessuali cisgender conviventi del Regno Unito, reclutate attraverso Prolific. I partecipanti avevano tra 19 e 78 anni e la durata media delle relazioni era di 17,10 anni. Il 67,66% delle coppie era sposato, il 69,79% aveva figli e il 76,60% era composto da due partner che lavoravano. I due componenti della coppia compilavano separatamente un questionario di circa dieci minuti.
Per ciascuno dei tre tipi di carico, i partecipanti dovevano stimare la quota percentuale svolta da loro stessi, dal partner e da eventuali altre persone, distribuendo complessivamente il 100% del lavoro. Separatamente, dovevano indicare quanto considerassero equa quella distribuzione su una scala da 1, «per nulla equa», a 7, «estremamente equa». Le ricercatrici hanno quindi distinto due concetti che nel linguaggio quotidiano rischiamo facilmente di mettere nello stesso cassetto: uguaglianza ed equità. Una divisione può non essere matematicamente uguale e tuttavia essere percepita come giusta dai partner, per esempio considerando il lavoro retribuito e le altre responsabilità.
La qualità della relazione è stata valutata attraverso la Dyadic Adjustment Scale, uno strumento di 32 domande che considera consenso nella coppia, soddisfazione, coesione ed espressione dell’affetto. Successivamente Coundouris e Henry hanno utilizzato dyadic response surface analyses, un metodo statistico pensato per analizzare anche l’interdipendenza tra le risposte dei due partner.
Il problema non è soltanto chi fa di più
I risultati confermano innanzitutto una disparità già osservata nella letteratura precedente. Considerando insieme i tre tipi di lavoro domestico, le donne dichiaravano di svolgere mediamente il 59,54% del carico, contro il 44,40% dichiarato dagli uomini. Attenzione, però: questi numeri non costituiscono una misurazione oggettiva delle ore trascorse con mocio, agenda familiare e parenti da rassicurare. Sono stime fornite separatamente dai partecipanti.
Ed è proprio qui che si trova uno degli aspetti più interessanti dello studio. I ricercatori non si sono appostati dietro il frigorifero con cronometro e taccuino per stabilire chi avesse realmente caricato la lavastoviglie. Hanno misurato ciò che ciascun partner riteneva di fare e ciò che attribuiva all’altro. Trasformare quelle percentuali in una contabilità oggettiva delle faccende domestiche sarebbe quindi scorretto.
Ciò che emerge dall’analisi è invece che maggiori discrepanze tra i partner nella percezione dell’uguaglianza della divisione del lavoro domestico erano associate a una peggiore qualità della relazione, sia per gli uomini sia per le donne. L’associazione riguardava la percezione dell’uguaglianza della divisione, mentre non è emerso lo stesso schema per le discrepanze nelle valutazioni di equità.
Le differenze diventano ancora più interessanti separando i tre carichi. Per le donne, la relazione tra disaccordo e peggiore qualità del rapporto risultava più forte per il carico fisico ed emotivo. Tra gli uomini, invece, le discrepanze risultavano associate a una qualità peggiore della relazione soltanto per il carico cognitivo.
Il risultato non significa, naturalmente, che una discussione su chi abbia comprato il detersivo faccia precipitare automaticamente un matrimonio in una puntata di Scene da un matrimonio. La ricerca è correlazionale: individua associazioni, non stabilisce un rapporto di causa-effetto. Potrebbe essere il disaccordo sulla distribuzione del lavoro a pesare sulla relazione, potrebbero essere relazioni già meno soddisfacenti a favorire percezioni più divergenti, oppure potrebbero intervenire altri fattori.
Lo studio mostra però perché parlare semplicemente di «faccende» rischi di essere riduttivo. Una casa non funziona soltanto perché qualcuno passa l’aspirapolvere. Funziona anche perché qualcuno ricorda che manca il latte, organizza un appuntamento, programma gli impegni, pensa a cosa bisognerà fare domani e si accorge che il partner ha avuto una giornata di merda prima ancora che lo dica.
E forse il punto più curioso è proprio questo: una coppia può discutere non soltanto perché ritiene che il lavoro domestico sia distribuito male, ma perché i due partner sembrano vivere in contabilità parallele su quanto ciascuno stia facendo. Lo studio di Coundouris e Henry associa questa distanza percettiva a una qualità peggiore della relazione, senza però dimostrare che ne sia la causa. Prima di litigare sulla lavastoviglie, insomma, potrebbe essere utile almeno verificare di stare litigando sulla stessa lavastoviglie.

La redazione di commentimemorabili.it si impegna contro la divulgazione di fake news. La veridicità delle informazioni riportate su commentimemorabili.it viene preventivamente verificata tramite la consultazione di altre fonti.
Questo articolo è stato verificato con:
- https://www.nature.com/articles/s41598-026-60727-z
- https://about.uq.edu.au/experts/33808
- https://about.uq.edu.au/experts/2589
developed by Digitrend