Viaggio semiserio dentro il misterioso mondo del transito intestinale tra batteri affamati, infiammazioni croniche e rimedi per rimettere in moto i treni digestivi
- Gli scienziati definiscono tempo di transito intestinale la durata impiegata dal cibo per viaggiare dalla bocca fino al water e ognuno possiede un proprio programma di evacuazione
- Secondo uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Gut, un transito intestinale troppo lento esaurisce le fibre e spinge i microbi intestinali a fermentare le proteine producendo infiammazione
- Una digestione lenta e sbilanciata è stata collegata a condizioni cliniche come sindrome dell’intestino irritabile, malattie infiammatorie e gravi patologie neurodegenerative
- Nonostante esista una correlazione con malattie come Parkinson, Alzheimer e sclerosi multipla, gli scienziati non sanno ancora se i cambiamenti digestivi ne siano la causa o la conseguenza
- È possibile migliorare il proprio tempo di transito intestinale correggendo la dieta, facendo più esercizio fisico e riducendo lo stress, sebbene contino anche genetica ed età
Tutti sappiamo che quando la natura chiama bisogna correre, ma ci siamo mai chiesti cosa succeda dentro di noi quando le cose vanno decisamente troppo per le lunghe? Il tempo in cui le feci restano nel nostro corpo, scientificamente noto come tempo di transito intestinale, riveste un ruolo fondamentale e sorprendentemente cruciale per la nostra salute a lungo termine. Sebbene non esista una frequenza universale e perfetta, con una norma medica che oscilla tra tre volte al giorno e tre volte a settimana, un rallentamento della marcia può scatenare effetti indesiderati non indifferenti.
Uno studio del 2023 pubblicato sulla rivista Gut ha dimostrato che la velocità con cui il cibo attraversa il nostro apparato digerisce condiziona profondamente i trilioni di microbi che popolano l’intestino. Quando il transito rallenta in modo drastico, i batteri buoni finiscono letteralmente le scorte di fibre da digerire e iniziano a nutrirsi di proteine. Questo cambio di dieta microscopico produce composti tossici capaci di scatenare l’infiammazione, il grande nemico della salute moderna, aprendo potenzialmente la strada a danni al DNA e persino al cancro del colon.
Dai legami con le malattie neurodegenerative ai rimedi per rimettere in moto il traffico
Le sorprese non finiscono certo qui, perché un tempo di transito sbilanciato è stato associato dagli studiosi a condizioni cliniche complesse come la sindrome dell’intestino irritabile e le malattie infiammatorie intestinali. La ricerca si spinge persino oltre, collegando la stitichezza cronica a patologie neurodegenerative pesanti quali il morbo di Parkinson, l’Alzheimer e la sclerosi multipla, anche se la comunità scientifica invita alla calma e specifica che non è ancora chiaro se i problemi digestivi causino direttamente queste malattie o ne rappresentino soltanto una conseguenza.
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Per fortuna, prima di farsi prendere dal panico cosmico, esistono diversi modi per riattivare i nostri treni intestinali e migliorare i tempi di percorrenza. Correggere le proprie abitudini alimentari, aumentare l’attività fisica e cercare di tenere a bada lo stress rappresentano le armi principali a nostra disposizione. Restano tuttavia alcuni fattori immutabili su cui non abbiamo alcun controllo diretto, come l’avanzare dell’età, la genetica personale e i fastidiosi effetti collaterali legati ai farmaci che siamo costretti ad assumere quotidianamente.

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- https://www.vice.com/en/article/scientists-say-the-amount-of-time-poop-stays-in-your-body-could-have-a-major-effect-on-your-health/
- https://gut.bmj.com/content/72/1/180
- https://my.clevelandclinic.org/health/symptoms/17791-frequent-bowel-movements
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