Perché gli uomini daltonici potrebbero essere più aperti ai cibi sconosciuti?

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Perché gli uomini daltonici potrebbero essere più aperti ai cibi sconosciuti?

| 25/09/2026
@AI generated

Chi è daltonico potrebbe essere più aperto ai cibi nuovi: gli occhi, a tavola, hanno parecchio da dire

  • In due studi, gli uomini daltonici hanno riferito meno diffidenza verso i cibi sconosciuti
  • Hanno dichiarato anche livelli più bassi di disgusto alimentare
  • Togliere il colore dalle immagini rendeva più difficile distinguere piatti simili
  • I ricercatori hanno usato test visivi e questionari, senza osservare cosa mangiavano i partecipanti
  • Nessuno studio ha dimostrato che il daltonismo renda più sensibile il gusto

 

C’è chi guarda un piatto sconosciuto e prende la forchetta. E chi lo fissa come se potesse confessare da solo gli ingredienti. Secondo una ricerca della Vanderbilt University, gli uomini daltonici potrebbero appartenere più spesso al primo gruppo: negli studi hanno riferito meno diffidenza verso i cibi nuovi rispetto agli uomini con una normale percezione dei colori. La differenza riguarda le risposte date ai ricercatori, non una gara di assaggi vinta dai daltonici.

La psicologa Isabel Gauthier è arrivata a questa domanda studiando il modo in cui riconosciamo il cibo. Di solito ce la caviamo benissimo, almeno finché qualcuno non ci chiede di distinguere fotografie di pietanze molto simili. Una quiche e una torta di zucca, per esempio, viste in foto possono costringerci a un’ispezione più attenta di quella che avevamo previsto per il pranzo. Insieme alla ricercatrice Jisoo Sun, Gauthier ha esaminato quanto contino il colore e la familiarità con gli alimenti.

Quando i ricercatori hanno tolto il colore dalle immagini, distinguere i piatti è diventato più difficile

In uno studio pubblicato su Psychonomic Bulletin & Review, adulti reclutati negli Stati Uniti e in Canada hanno affrontato due prove. In una dovevano ritrovare una pietanza tra fotografie simili; nell’altra individuare il piatto diverso dagli altri. Alcune immagini erano a colori, altre in scala di grigi. I partecipanti hanno poi compilato un questionario sulla neofobia alimentare, il nome che la ricerca dà alla riluttanza ad assaggiare cibi sconosciuti. Sembra una definizione elegante per «no, grazie, questo non lo mangio», ma descrive una disposizione misurata con domande specifiche.

Senza colore, i partecipanti facevano più fatica a distinguere le pietanze: nella prima parte dello studio, la prestazione nei due test alimentari era inferiore rispettivamente del 15% e del 16% rispetto alle versioni a colori. Non diventavano incapaci di riconoscere il cibo; continuavano a rispondere meglio di quanto avrebbero fatto scegliendo a caso. Semplicemente, gli mancava un indizio che usiamo spesso senza accorgercene.

C’era anche un altro risultato. La capacità di riconoscere i piatti era legata alla disponibilità dichiarata ad assaggiare alimenti nuovi, ma il rapporto cambiava quando entrambi i test mostravano fotografie in scala di grigi. Per Gauthier e Sun, il colore potrebbe contribuire alla reazione emotiva davanti al cibo. Un verde poco convincente o un marrone di troppo possono bastare a far partire il processo: ancora nessun boccone, e il piatto è già sotto esame. È un’ipotesi ricavata dai test, non la dimostrazione che un alimento diventi più buono cambiandogli tonalità.

Gli uomini daltonici davanti ai cibi sconosciuti

A quel punto i ricercatori si sono chiesti se una diversa percezione dei colori potesse accompagnarsi a un diverso atteggiamento verso i cibi nuovi. Nello studio del 2023, gli uomini daltonici hanno riportato meno neofobia alimentare degli uomini con una normale visione dei colori. Un successivo studio pubblicato su Motivation and Emotion ha trovato negli uomini daltonici anche livelli dichiarati più bassi di disgusto alimentare.

Secondo l’interpretazione di Gauthier, percepire meno alcune differenze cromatiche potrebbe attenuare certi segnali visivi che rendono sospetto un alimento sconosciuto. Sospetto ai nostri occhi, s’intende: il piatto non ha ancora avuto modo di difendersi. Il colore può comunque dare informazioni utili, per esempio sulla maturazione di un frutto o sulla cottura. E i risultati descrivono differenze medie nei questionari: non trasformano ogni uomo daltonico in un assaggiatore senza paura, né ogni persona con visione normale in quella che ordina sempre la stessa pizza.

Infine, una precisazione necessaria visto che si parla di cibo: nessuno dei due studi ha misurato la sensibilità delle papille gustative. I ricercatori hanno esaminato come le persone riconoscono visivamente le pietanze e cosa dichiarano di provare davanti agli alimenti nuovi. Il gusto arriverebbe dopo, quando finalmente qualcuno decide di assaggiare.

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