La scienza ha studiato i gatti “rompiscatole” (e ha trovato un modo semplice per tenerli occupati)

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La scienza ha studiato i gatti “rompiscatole” (e ha trovato un modo semplice per tenerli occupati)

| 25/09/2026
@AI generated

Il gatto non ti lascia mai in pace? Uno studio ha testato una soluzione sorprendentemente semplice

  • Uno studio ha coinvolto 92 gatti che chiedevano attenzione ogni giorno
  • Per quattro settimane sono stati testati puzzle alimentari e normali giocattoli
  • La maggior parte dei comportamenti insistenti è diminuita in entrambi i gruppi
  • I puzzle con il cibo non hanno funzionato meglio dei semplici giochi
  • Lo studio suggerisce che offrire regolarmente attività stimolanti può aiutare i gatti indoor

 

Ci sono gatti che chiedono attenzione con discrezione. Arrivano, si siedono accanto a noi e aspettano. Poi ci sono quelli che miagolano, seguono il proprietario per casa, reclamano e insistono con la determinazione di chi ha aperto un ticket all’assistenza e non intende chiuderlo finché qualcuno non risponde.

Questi ultimi sono finiti perfino dentro uno studio scientifico. Il titolo scelto dai ricercatori non ha fatto grandi sforzi diplomatici: Dealing with annoying cats, più o meno “come gestire i gatti fastidiosi”. La ricerca, pubblicata nel 2026 su Applied Animal Behaviour Science, ha coinvolto 92 gatti domestici che vivevano esclusivamente o prevalentemente in casa e manifestavano quotidianamente almeno uno dei comportamenti di ricerca dell’attenzione presi in esame.

L’esperimento partiva da una questione molto concreta: se un gatto passa parecchio tempo a reclamare l’umano, offrirgli qualcosa di interessante da fare può cambiare il suo comportamento? Per scoprirlo, gli autori hanno testato due forme di arricchimento ambientale per gatti durante i pasti. Niente sedute motivazionali, dunque. Per fortuna anche la scienza conosce i propri limiti.

Per quattro settimane 92 gatti insistenti hanno ricevuto puzzle alimentari oppure giocattoli durante i pasti: e in entrambi i gruppi qualcosa è cambiato

I 92 partecipanti felini sono stati assegnati casualmente a due gruppi. Quarantaquattro gatti ricevevano il cibo attraverso puzzle alimentari, cioè dispositivi che richiedono all’animale di compiere qualche azione per raggiungere il cibo. Gli altri 48 ricevevano invece giocattoli non collegati all’alimentazione.

L’esperimento è durato quattro settimane. I proprietari dovevano proporre le attività in corrispondenza dei pasti e riferire settimanalmente la frequenza dei comportamenti osservati. La ricerca aveva quindi la struttura di un trial randomizzato controllato, anche se una parte importante dei dati dipendeva necessariamente dalle osservazioni delle persone che vivevano con i gatti.

Durante le quattro settimane, la maggior parte dei comportamenti di ricerca dell’attenzione è diminuita in entrambi i gruppi. E qui arriva un dettaglio particolarmente utile per chi stava già guardando online puzzle alimentari che sembrano progettati dalla NASA: i gatti del gruppo dei food puzzle non hanno ottenuto risultati significativamente migliori rispetto a quelli che avevano normali giocattoli.

In altre parole, almeno in questo esperimento, trasformare ogni crocchetta in una prova di ammissione al Mensa felino non è stato necessario. Anche offrire regolarmente un gioco durante il momento del pasto è stato associato a una diminuzione delle richieste insistenti di attenzione.

Il risultato interessa soprattutto i gatti che vivono prevalentemente in casa. L’ambiente domestico garantisce sicurezza, cibo e una quantità probabilmente eccessiva di fotografie sul telefono del proprietario, ma può offrire meno occasioni spontanee per esplorare, cercare, inseguire e manipolare oggetti. L’International Cat Care considera infatti gioco, possibilità di esplorazione e opportunità di esprimere comportamenti naturali elementi importanti per il benessere del gatto domestico.

Questo non significa, naturalmente, che un gatto che viene a cercare il proprietario abbia un problema. La relazione sociale con gli esseri umani fa parte della vita di molti gatti domestici. Lo studio si concentrava sui casi in cui le richieste di attenzione erano quotidiane e percepite come eccessive dai proprietari. Il confine è importante: avere un gatto affettuoso non è una patologia, anche quando lui ritiene che andare in bagno da soli sia un privilegio ormai decaduto.

Prima di dichiarare il gatto ufficialmente rompiscatole, potrebbe valere la pena controllare quanto ha davvero da fare durante la giornata

La ricerca offre una spiegazione possibile e soprattutto una strategia molto semplice: aumentare le occasioni di attività e arricchimento. Puzzle alimentari, oggetti da manipolare e momenti di gioco possono impegnare una parte del tempo che altrimenti il gatto potrebbe dedicare alla sua occupazione secondaria preferita: noi.

Ci sono però limiti importanti. L’esperimento è durato appena quattro settimane e i comportamenti venivano riferiti dai proprietari. Soprattutto, lo studio confrontava due differenti forme di arricchimento e non comprendeva un terzo gruppo completamente privo dell’intervento. È quindi corretto dire che durante lo studio i comportamenti sono diminuiti in entrambi i gruppi e che non sono emerse differenze significative tra puzzle e giochi; è più difficile attribuire con certezza tutta la riduzione esclusivamente alle attività introdotte.

L’indicazione resta comunque interessante anche alla luce delle raccomandazioni sul benessere felino. Le linee guida sui bisogni ambientali dei gatti dell’American Association of Feline Practitioners indicano tra gli elementi fondamentali dell’ambiente felino opportunità di gioco e comportamento predatorio, risorse distribuite adeguatamente e interazioni positive e prevedibili con gli esseri umani.

Prima di concludere che il gatto che miagola davanti al computer, compare tra noi e lo schermo o ci segue da una stanza all’altra sia semplicemente nato rompiscatole, dunque, si può fare una prova molto meno impegnativa di una terapia di coppia: dargli qualcosa da fare.

Potrebbe continuare a seguirci in bagno, naturalmente. Su quello lo studio non promette miracoli.

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