Altro che erba gatta: quando potevano scegliere, i gatti dello studio preferivano il matatabi
- In un esperimento, 15 gatti su 22 hanno reagito soltanto al matatabi e appena tre soltanto all’erba gatta
- Sei gatti liberi hanno mostrato strofinamento o rotolamento verso il matatabi in 21 visite su 22 analizzate
- L’erba gatta conteneva circa 170 volte più iridoidi bioattivi misurati rispetto all’estratto di matatabi
- I ricercatori ipotizzano che contino la miscela e il modo in cui gli odori vengono rilasciati, oltre alla loro quantità
- Il campione resta piccolo e lo studio non dimostra che tutti i gatti preferiscano il matatabi
Dategli due cartine profumate, lasciategli completa libertà di scelta e osservate cosa succede. In uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Chemical Ecology, 15 gatti su 22 hanno scelto di strofinarsi e rotolarsi soltanto sul matatabi, o silver vine, mentre appena tre hanno fatto lo stesso soltanto con l’erba gatta. Uno ha reagito a entrambe e altri tre hanno annusato le cartine senza degnarle di ulteriori attenzioni. Una reazione che chiunque viva con un gatto riconoscerà come perfettamente coerente: puoi organizzare l’esperimento, comprare il materiale e preparare tutto con precisione millimetrica. Lui conserva comunque il diritto di guardarti e andarsene.
Il lavoro è stato condotto da Reiko Uenoyama, Tamako Miyazaki, Sae Ooka, Toshio Nishikawa e Masao Miyazaki, ricercatori dell’Iwate University e della Nagoya University, e ha confrontato la risposta dei gatti alla Nepeta cataria, la comune erba gatta o catnip, con quella all’Actinidia polygama, il matatabi diffuso nell’Asia orientale.
La domanda era meno banale di quanto sembri. Entrambe le piante sono note per provocare nei felini quella curiosa sequenza fatta di musate, strofinamenti, rotolamenti, leccate e qualche morso che dall’esterno ricorda un gatto improvvisamente convinto che il pavimento sia diventato il posto più interessante dell’universo.
Il matatabi ha convinto quasi tutti
Il primo esperimento si è svolto in un giardino di Morioka, nel nord del Giappone, dove cresceva già una pianta di erba gatta. I ricercatori hanno sistemato nelle vicinanze rami freschi di matatabi e utilizzato una fototrappola per osservare sei gatti liberi di entrare, uscire, avvicinarsi o fare quello che i gatti sanno fare meglio: assolutamente niente di ciò che l’essere umano aveva programmato.
In dieci notti sono state registrate 23 visite. Nei 22 incontri considerati per l’analisi della risposta, i gatti si sono strofinati o rotolati sul matatabi 21 volte. Verso la pianta di erba gatta e il materiale fresco della stessa specie, invece, non è stato osservato quel comportamento.
Il gruppo ha poi provato a togliere di mezzo alcune differenze visive. Gli estratti delle due piante sono stati applicati sui lati opposti dello stesso mattone. Anche in questo caso il matatabi ha raccolto maggiore interesse.
Il passaggio successivo ha coinvolto 22 gatti di razza, appartenenti a nove razze differenti, con origini negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Russia e in Iran e un’età compresa tra 3 e 16 anni. Gli animali vivevano in due strutture in Giappone e, secondo gli autori, non avevano precedenti esperienze note né con il matatabi né con l’erba gatta.
I gatti sono rimasti nel loro ambiente abituale. Davanti avevano due cartine, distanti circa 15 centimetri, impregnate rispettivamente con estratto di erba gatta e di matatabi. Nessuno li costringeva ad avvicinarsi.
Il risultato è stato piuttosto chiaro: 15 hanno reagito soltanto al matatabi, tre soltanto all’erba gatta, uno a entrambi e tre a nessuno dei due. La differenza è risultata statisticamente significativa.
L’Iwate University, presentando la ricerca, ha sottolineato proprio questo aspetto: una sostanza capace di provocare una risposta in condizioni sperimentali controllate non è necessariamente quella che un animale sceglierà con maggiore affidabilità quando può avvicinarsi oppure ignorarla.
E con i gatti il verbo “ignorare” merita sempre una certa considerazione scientifica.
Perché questi gatti continuavano a scegliere il matatabi?
A questo punto verrebbe spontaneo pensare che l’erba gatta usata dagli scienziati fosse semplicemente poco potente. Sarebbe stata una spiegazione comoda. Peccato che le analisi chimiche abbiano raccontato quasi l’opposto. Nell’estratto di erba gatta erano presenti quantità abbondanti di nepetalattone, il composto noto per provocare la caratteristica risposta felina. La quantità complessiva degli iridoidi bioattivi misurati era circa 170 volte superiore a quella riscontrata nell’estratto di matatabi.
In pratica il buffet era molto più abbondante dalla parte dell’erba gatta, e buona parte dei commensali continuava ad ammassarsi davanti all’altro piatto.
Il gruppo ha quindi effettuato un ulteriore esperimento su varianti chimiche del nepetalattone. Alcuni isomeri sono riusciti a provocare strofinamento e rotolamento anche in laboratorio, confermando che l’erba gatta conteneva davvero molecole attive. La scarsa risposta osservata nelle condizioni di libera scelta, quindi, non sembra spiegabile semplicemente con una carenza del principio bioattivo.
Una delle ipotesi avanzate dagli autori riguarda l’odore stesso. Una pianta fresca di erba gatta può rilasciare continuamente una grande quantità di composti volatili e questa intensità potrebbe, in alcune condizioni, rendere meno probabile il passaggio dall’annusare allo strofinarsi. È però ancora un’ipotesi da verificare.
Il matatabi presenta anche una miscela più complessa di iridoidi. Un precedente studio pubblicato su iScience aveva osservato che mordere e leccare le foglie di matatabi modifica la miscela rilasciata dalla pianta, aumentando la varietà degli iridoidi e la sua capacità repellente verso le zanzare anche a basse concentrazioni.
Ed è qui che quei rotolamenti apparentemente da gatto completamente fatto assumono un significato più interessante. Uno studio pubblicato nel 2021 su Science Advances dallo stesso gruppo aveva mostrato che il nepetalattolo del matatabi induce questa risposta nei felini e che, strofinandosi, i gatti trasferiscono la sostanza sul pelo. Negli esperimenti il composto ha mostrato un effetto repellente contro la zanzara Aedes albopictus. Il cosiddetto self-anointing, dunque, può avere anche una funzione di difesa chimica dagli insetti.
Questo studio del 2026 ha comunque limiti molto chiari. I gatti liberi erano soltanto sei e provenivano dallo stesso luogo. L’erba gatta arrivava da un unico appezzamento coltivato e il matatabi da una singola popolazione selvatica. Nei test con i gatti ospitati nelle strutture, gli animali vivevano in gruppo, quindi non si possono escludere influenze sociali. Inoltre, le due cartine erano separate da appena 15 centimetri e gli odori avrebbero potuto sovrapporsi. Per i gatti liberi, infine, non era nota l’eventuale esposizione precedente alle due piante.
Gli autori non sostengono quindi che qualsiasi gatto preferirà inevitabilmente il matatabi. I risultati mostrano qualcosa di più circoscritto: nelle condizioni sperimentate, il matatabi ha provocato la risposta di strofinamento e rotolamento con maggiore affidabilità rispetto all’erba gatta.
Per chi ha già comprato un topolino imbottito di catnip e lo ha visto abbandonato sul pavimento con la stessa considerazione riservata a una bolletta, c’è comunque una consolazione. Il gatto potrebbe semplicemente avere altri gusti. O potrebbe disprezzare anche il matatabi. Sarebbe sempre un gatto.

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- https://doi.org/10.1016/j.isci.2022.104455
- https://doi.org/10.1126/sciadv.abd9135
- https://link.springer.com/article/10.1007/s10886-026-01717-3
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