Dopo gli avvisi Waze gli automobilisti rallentano: gli eccessi di velocità crollano di oltre la metà
- La quota di veicoli oltre il limite è passata dal 54,8% prima dell’avviso Waze al 25,8% dopo la sua comparsa
- Lo studio ha misurato 9.052 veicoli in 33 punti del Queensland sud-orientale, con limiti compresi tra 40 e 100 km/h
- La velocità media è diminuita di circa 5 km/h e il calo è comparso in tutti i 33 siti analizzati
- Nelle zone con limite a 100 km/h gli automobilisti oltre il limite sono scesi dal 64% al 12,1%
- I ricercatori non hanno verificato quali conducenti usassero Waze né cosa facessero dopo aver superato il punto segnalato
Il 54,8% dei veicoli superava il limite prima che comparisse l’avviso di controllo su Waze. Dopo, la quota scendeva al 25,8%. Il cartello con il limite, naturalmente, era rimasto esattamente dov’era.
È uno dei risultati più evidenti dello studio pubblicato sul Journal of Experimental Criminology da Levi Anderson, ricercatore della MAIC/University of the Sunshine Coast Road Safety Research Collaboration. Anderson ha osservato il comportamento di 9.052 veicoli in 33 punti del Queensland sud-orientale, in Australia, per capire cosa accade alla velocità quando sul navigatore compare l’avviso di polizia o autovelox.
Il risultato è piuttosto umano: compare la possibilità concreta di prendere una multa e il piede sull’acceleratore diventa improvvisamente più educato.
Prima dell’avviso, le velocità rilevate erano in media di 1,23 km/h sopra il limite; dopo la comparsa della segnalazione risultavano 3,92 km/h sotto. La differenza grezza è quindi di circa 5,15 km/h, mentre il modello statistico utilizzato nello studio stima una riduzione di 5,19 km/h. Il calo è comparso in tutti i 33 punti osservati.
Cosa succede alla velocità quando compare un avviso Waze e perché l’effetto cambia tra strade, scuole e cantieri
Anderson non si è limitato a parcheggiare sul ciglio della strada con un cronometro. Le velocità sono state registrate con un Kustom Signals ProLaser 4, dispositivo laser utilizzato anche dalle forze dell’ordine, con una precisione dichiarata di ±1 km/h.
I ricercatori lavoravano da un veicolo non contrassegnato, fermo nello stesso punto per tutta la rilevazione. Contemporaneamente controllavano Waze, Google Maps e Apple Maps per individuare il momento in cui qualche automobilista segnalava la presenza del controllo. Nell’esperimento Waze è risultata sistematicamente l’app sulla quale l’avviso compariva per prima.
Quel momento divideva la rilevazione in due. Se la segnalazione appariva, per esempio, dopo 14 minuti, venivano confrontati quei 14 minuti con i 14 immediatamente successivi. Nessuna pattuglia spuntava dal cespuglio e il veicolo dei ricercatori non cambiava posizione: l’elemento nuovo era l’avviso sul navigatore.
Gli effetti più vistosi sono comparsi sulle strade con limite di 100 km/h. Prima della segnalazione, la velocità media era 0,72 km/h sopra il limite; dopo era 9,26 km/h sotto. Gli automobilisti che correvano troppo sono passati dal 64% al 12,1%.
Nelle zone scolastiche con limite di 40 km/h il miracolo digitale ha funzionato un po’ meno. La percentuale di veicoli oltre il limite è comunque scesa dal 64,3% al 38,5%, lasciando però più di un automobilista su tre ancora troppo veloce davanti a una scuola. Evidentemente alcuni hanno ricevuto la notifica e hanno deciso di negoziare personalmente con il Codice della strada.
Il tema non è secondario. Il governo del Queensland indica l’eccesso di velocità tra le principali cause di morte sulle proprie strade: nel 2022 fu coinvolto in 88 vittime, circa il 30% del totale registrato nello Stato. Più in generale, anche il rapporto globale sulla sicurezza stradale dell’Organizzazione mondiale della sanità considera la velocità uno dei fattori centrali nel rischio e nella gravità degli incidenti.
Rallentare davanti alla polizia non significa necessariamente aver improvvisamente riscoperto l’amore per i limiti di velocità
Gli avvisi arrivavano anche in fretta. In media bastavano 13,8 minuti dall’inizio della rilevazione perché il controllo comparisse su Waze. Dopo che i ricercatori lasciavano il posto, la segnalazione rimaneva visibile per altri 15,2 minuti.
Per Anderson questo apre una questione meno rassicurante del semplice “Waze fa rallentare”. Se un conducente impara che basta consultare un’app, togliere il piede dall’acceleratore per qualche centinaio di metri e poi proseguire indisturbato, l’avviso potrebbe trasformare il controllo in qualcosa da aggirare invece che in un deterrente.
È l’ipotesi della cosiddetta punishment avoidance, l’evitamento della sanzione: riuscire ripetutamente a infrangere una regola senza subirne le conseguenze può ridurre la percezione del rischio di essere scoperti. Applicata a Waze, significa conoscere l’indirizzo della multa prima ancora di arrivarci.
Ma qui serve tirare il freno, stavolta metaforico. Lo studio non ha dimostrato che gli automobilisti accelerassero di nuovo dopo il controllo. Le velocità sono state misurate soltanto nel punto segnalato, non qualche chilometro prima o dopo. I ricercatori, inoltre, non sapevano quali conducenti avessero effettivamente Waze acceso.
Il disegno era quasi sperimentale e svolto su strade reali, quindi non poteva eliminare completamente possibili fattori esterni come variazioni del traffico, meteo o veicoli più lenti comparsi durante la seconda fase. Tutti i dati arrivano inoltre dal Queensland e non possono essere trasferiti automaticamente alle strade italiane.
Curiosa anche una delle possibili contromosse emerse quando i risultati sono stati discussi con agenti della polizia stradale australiana. Una pattuglia potrebbe restare in un punto finché compare su Waze, poi spostarsi più avanti e ricominciare. Una specie di acchiapparella tecnologica, con l’automobilista convinto di conoscere già la risposta mentre la domanda si è trasferita due chilometri più in là. È una proposta operativa emersa dal confronto con gli agenti, non una strategia testata dallo studio.
La ricerca, finanziata dalla Motor Accident Insurance Commission attraverso la collaborazione con la University of the Sunshine Coast, dice quindi qualcosa di molto preciso: nel punto in cui compare un avviso Waze, gli automobilisti osservati rallentano parecchio. Se quell’avviso li renda anche guidatori più prudenti cinque minuti dopo, invece, ancora non lo sappiamo.
Per ora sappiamo che la paura della multa possiede una capacità educativa notevole. Peccato che, a giudicare dai numeri, debba essere notificata sullo smartphone.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://link.springer.com/article/10.1007/s11292-026-09785-x
- https://www.qld.gov.au/transport/safety/road-safety/driving-safely/about-speeding
- https://www.who.int/teams/social-determinants-of-health/safety-and-mobility/global-status-report-on-road-safety-2023
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